«Devono sapere tre lingue e in cambio cos’hanno?»

GRADO. A differenza di altre località balneari, a Grado, i bagnini di salvataggio non mancano e il motivo è dovuto al fatto che buona parte di questi lavorano un po’ di più dei soliti tre mesi.
Infatti, non appena finito il servizio a mare o in spiaggia vengono dirottati a svolgere altre mansioni all’interno del comprensorio balneare.
È il presidente della Git, Alessandro Lovato che con soddisfazione assicura anche che c’è sovrabbondanza di bagnini di salvataggio in quanto al di là di quelli che sono regolarmente di servizio in mare o sulle torrette, tra quelli che si occupano unicamente della spiaggia ce ne sono almeno una decina che possiedono il brevetto di salvataggio.
Persone che possono naturalmente essere impiegate alla bisogna.
«Inizialmente – afferma il presidente della Git, Alessandro Lovato – sembrava ci fossero problemi per completare il numero dei bagnini di salvataggio in mare; poi è emerso invece che fra quelli a terra ce ne sono diversi altri. Ecco così che non abbiamo problemi di sorta».
Tuttavia c’è il problema del periodo di lavoro stagione che è molto corto. Tale problema riguarda specialmente i più giovani di servizio. Addirittura solo tre mesi. E dopo?
Il comprensorio della Git, rispetto a tanti stabilimenti, è ampio e vario; ci sono gli impianti delle Terme, le sabbiature, il solarium e altre attività.
«Hanno ragione i bagnini – afferma Lovato – mi sono reso conto che li vogliamo belli, giovani aitanti, che conoscano tre lingue… Cosa offriamo loro in cambio? Tre mesi di lavoro».
«Da noi fortunatamente, impiegando le stesse persone da altre parti riusciamo a farli lavorare di più, ma per i ragazzi giovani i problemi non mancano. Meno male che dovrebbero arrivare le Nuove Terme così riusciremo a offrire più occupazione e ad allungare maggiormente la stagione».
L’esempio ci viene dato da Danilo Corazza, il bagnino che quest’anno taglia il quarantesimo anno di servizio in spiaggia. «Di solito lavoro sei mesi ogni stagione; faccio il bagnino in spiaggia e negli altri periodi mi occupo di altri interventi in quanto ho anche l’incarico di allestitore; poi c’è la disoccupazione».
«Comunque una volta si lavora più lungamente di oggi».
Quarant’anni di lavoro. Dunque sta per andare in pensione?
«Forse arriverò a 35 anni effettivi in quanto il lavoro è sempre stato stagionale. Dovrò continuare a lavorare ancora. In pensione potrò andare a 67 anni, a meno che non cambi qualcosa in base alle ultime promesse nazionali».
I tempi sono cambiati e la clientela pure. «Prima come Azienda di Soggiorno eravamo autonomi, poi para regionali; ora c’è una società privata che deve guardare anche ai bilanci positivi… e rispetto anni fa il lavoro è aumentato notevolmente. Non c’è più il singolo ombrellone, una singola sdraio; ci sono i pacchetti con la cabina, l’ombrellone e minimo due lettini…».
Tuttavia, come racconta sempre Danilo Corazza «ci sono stati cambiamenti positivi; ad esempio più servizi e anche la possibilità di scelta gastronomica in spiaggia che è molto più ampia».
Quarant’anni, com’è cambiata la clientela?
«Credo che sia cambiata relativamente. Quelli più avanti con l’età occupano sempre i primi reparti, quelli più vicini al centro città. Nei reparti verso le Terme dove opero io attualmente ci sono in particolar modo i pendolari, soprattutto durante fine settimana, e quando arriverà il parcheggio delle terme ce ne saranno sicuramente ancora di più. In spiaggia non mancano, però, i giovani, anzi mi sembra siano in aumento».
Grado è sempre stata al centro dell’attenzione di tanti personaggi. E anche Danilo Corazza ha avuto a che fare con loro: calciatori professionisti importanti, giocatori di basket, attori, cantanti”.
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