Di Gigante e Diana i resti ritrovati a Castua La conferma dal Dna

ZAGABRIA. È arrivata infine la conferma scientifica dell’identità in merito ad alcuni dei resti rinvenuti l’estate scorsa a Castua (Kastav), nei pressi di Fiume. Si tratta del senatore Riccardo Gigante e del vice brigadiere dei Carabinieri Alberto Diana, le cui famiglie avevano richiesto che si procedesse all’analisi del Dna per convalidare quanto appurato dalle ricostruzioni degli storici: ossia che il 4 maggio 1945 Gigante e Diana furono giustiziati dai partigiani di Tito assieme ad altri civili e militari italiani e i loro corpi gettati in una fossa comune in quella località a 12 chilometri da Fiume.
Ad annunciare il risultato dell’analisi del Dna ieri sono stati il presidente e il segretario della Società di Studi fiumani, Giovanni Stelli e Marino Micich, che in un comunicato hanno ricordato che «la volontà di disporre dei resti del senatore Gigante è stata affidata alla Società di studi fiumani che nel 1996 individuò la fossa comune a Castua». Stelli e Micich hanno anche annunciato: «Siamo in accordo col presidente del Vittoriale Guerri perché vengano deposti nell'Arca al Vittoriale vicino D'Annunzio». A esprimere in una nota «commozione» per la notizia è stato anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.
La ricerca che ha portato l’estate scorsa al ritrovamento dei resti mineralizzati - poi portati in Italia - l’estate scorsa è stata condotta per quasi trent’anni dalla Società di Studi fiumani e da FederEsuli. La collaborazione tra le autorità italiane e croate ha poi permesso a Onorcaduti di procedere con gli scavi nel punto indicato dai ricercatori; e ora l’analisi del Dna segna l’epilogo di una lunga vicenda per le famiglie dei due caduti. —
Gi.Va.
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