Di Maio in Fvg, da Callari e Fedriga partono già le bordate

TRIESTE «Ero e rimango favorevole alla Tav, ma altri hanno preso decisioni diverse». Massimiliano Fedriga, a un recente convengo sulle infrastrutture in Camera di commercio a Udine, ha chiarito che, se la Tav in Fvg non c’è, è perché il Pd non l’ha voluta, preferendo l’opzione del potenziamento della linea esistente. Ieri, intervistato da Il Foglio, il presidente della Regione l’ha ridetto. Più esplicito: «La Tav in Fvg non si è fatta perché è stata bloccata da Debora Serracchiani. Ora lei se ne vanta pure, salvo poi andare alle manifestazioni a favore della Torino-Lione».
Ora però che il Movimento 5 Stelle sembra flirtare con i dem, passare dall’attacco al Pd a quello ai grillini, primi nemici dell’alta velocità, viene quasi naturale. «A volte condividono certi pregiudizi ideologici», sintetizza Fedriga mettendo insieme gli uni e gli altri. Ma pensando soprattutto ai 5 Stelle, gli alleati di governo che “paralizzerebbero” l’Italia. «Non si governa con la fabbrica dei no», avverte ancora il governatore precisando che, «se ogni tanto si ha l’impressione nel Paese che ci sia uno “stallo rumoroso”, questo non dipende dalla Lega».
Insomma, è il ragionamento di Fedriga, forse il governo non è fermo ma, se lo fosse, il responsabile ha una targa. A sostenerlo è pure Sebastiano Callari, assessore regionale alla Funzione pubblica. Nel mirino c’è direttamente il piano alto, quello occupato dal ministro Luigi Di Maio, il leader pentastellato che proprio oggi sbarca in regione. A Roma l’altro giorno alla riunione del Comitato per la Banda Ultra Larga (CoBUL), in rappresentanza della Conferenza delle Regioni, Callari ha dichiarato testualmente: «La strategia italiana per la Banda Ultra Larga è ferma per l’assenza di una politica nazionale che creda in questo progetto e che investa quanto necessario. Le Regioni, e tra queste il Fvg rappresenta un’eccellenza, si sono dimostrate finora più virtuose del governo nell’attuazione del piano e prova ne è l’assenza del ministro per lo Sviluppo economico al tavolo da lui stesso presieduto e convocato del Comitato». Parole di denuncia, alla presenza anche del ministro per il Sud Barbara Lezzi, grillina pure lei, del «grave disallineamento di ciò che il ministro Di Maio costantemente annuncia rispetto alle azioni che dovrebbe mettere in atto e soprattutto alle risorse che dovrebbe mettere a disposizione. Sulla partita del digitale il Paese è colpevolmente indietro e la Banda Ultra Larga, che dovrebbe essere la seconda infrastruttura strategica italiana, rischia di diventare un’altra Salerno - Reggio Calabria».
Questione di risorse innanzitutto. Attualmente il fabbisogno per la copertura delle aree grigie, secondo le stime di Infratel aggiornate a giugno, ammonta a cinque miliardi e 133 milioni, con fabbisogni differenziati tra regione e regione: si va dagli 811 milioni della Lombardia ai 12 milioni della Valle d’Aosta.
Al Fvg servono 15,7 milioni, cifra piuttosto contenuta rispetto alle altre regioni più piccole e che esprime, secondo Callari, «una prova dell’impegno con cui i governi regionali di tutti i colori hanno svolto i compiti per casa con l’obiettivo di portare a termine i cantieri per il digitale, grazie alla capacità di spendere fondi comunitari Fesr».—
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