Disabili, come far ripartire il tutorato alla pari

Non sono stati mesi facili per i quasi 200 studenti con bisogni speciali, iscritti lo scorso anno accademico all’Università degli Studi di Trieste. La situazione di emergenza sanitaria, dovuta al Covid-19, ha condizionato anche la loro vita universitaria e, ancora oggi, è difficile immaginare un futuro immediato di normalità.
Elena Bortolotti, docente e delegata del rettore, è la responsabile del Servizio Disabilità e Dsa (Disturbi Specifici dell’Apprendimento come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) che ha l’obiettivo di favorire l’inclusività del percorso universitario.
«Le ripercussioni per gli studenti con disabilità sono state, in fondo, simili a quelle vissute da molti altri studenti – osserva –. È mancata, infatti, tutta la parte che riguarda la partecipazione diretta e la relazione umana». Solo in qualche caso, per chi ha difficoltà a recarsi all’ateneo, c’è stato il vantaggio pratico, ma non certo sociale, di potere seguire le lezioni da casa.
«Chi si rivolge al nostro servizio – continua Bortolotti – ci chiede spesso se ripartirà il “tutorato alla pari” che prevede che uno studente, non per forza iscritto alla stessa facoltà, diventi tutor di un compagno con disabilità. È un modo per favorire la frequenza e la partecipazione, ma da questa iniziativa ho visto nascere anche interessanti esperienze e belle amicizie. Lo scorso anno i tutor sono stati cinque. Ora, per attivare questa forma di collaborazione, è importante capire come muoversi nel rispetto delle regole di sicurezza».
Il Servizio Disabilità e Dsa affonda le sue radici nella legge 17/1999 che indica specifiche direttive agli atenei italiani, con indicazioni sulle attività da realizzare per garantire il diritto allo studio degli studenti universitari con necessità diverse. «Cerchiamo soluzioni che implicano, in primis, una fase di orientamento in entrata – spiega ancora la docente –, l’utilizzo di possibili ausili come i sussidi tecnici e didattici, l’istituzione, come dicevamo, di appositi servizi di tutorato, nonché il trattamento individualizzato per lo svolgimento degli esami. C’è uno sportello in presenza, che è uno spazio, fisico e virtuale, a cui possono rivolgersi tutti gli studenti interessati per ottenere le informazioni e i servizi dedicati: dall’accesso all’istruzione universitaria alla frequenza dei corsi, dagli ausili ai supporti necessari per le attività didattiche».
Nel caso specifico di diagnosi di Dsa, l’Ateneo si avvale delle indicazioni di legge relative alle misure dispensative e compensative e alle modalità di valutazione e di verifica che possono facilitare lo studio. «I momenti più delicati per gli studenti con Dsa riguardano gli esami – ammette Bortolotti –. Sulla base delle loro esigenze specifiche si possono prevedere alcune forme di supporto come il tempo aggiuntivo, l’uso di strumenti tecnologici e altri accorgimenti che permettano di compensare le debolezze funzionali che caratterizzano la presenza di questi disturbi». Nonostante il Covid-19, l’ateneo cittadino può definirsi inclusivo. «Sicuramente l’Università di Trieste si pone questo obiettivo – conclude –. Dico ciò perché l’inclusione deve essere intesa come un processo che oggi vede la presenza di alcuni servizi collaudati, ma che si interroga sulla strada che è ancora da fare rispetto a molte barriere da abbattere, a nuovi servizi da implementare e, soprattutto, a promuovere la sensibilità sociale e relazionale». Per informazioni: disabili.dsa@units.it; 040 5582570. —
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