Disastro in mare, ecco il piano di pronto intervento

Numerose unità coordinate dalla Capitaneria per fronteggiare un danno ambientale derivante da inquinamento
Silvano Trieste 19/04/2013 Molo IV, conferenza stampa, esercitazione, Pollex 2013
Silvano Trieste 19/04/2013 Molo IV, conferenza stampa, esercitazione, Pollex 2013

Cosa fare in caso di un grave incidente marittimo destinato a causare un serio impatto sull'inquinamento? Come reagire e quali le sinergie, tecniche e istituzionali, per dare vita ad un concreto intervento sul campo? All'ipotesi, nemmeno troppo remota per una area come quella del Golfo di Trieste, prova a dare risposta la task–force di esperti statunitensi della compagnia petrolifera Chevron, approdati in questi giorni per la prima volta in Italia per animare la “ Pollex”, un piano di intervento, anzi di “pronto intervento”, ideato per le varie tipologie di difese del mare e degli anfratti costieri dagli “attacchi” - e dai disastri, incidentali o meno - provocati dagli idrocarburi e ulteriori sostanze nocive. Per cercare di spiegare la mappa del piano targato Chevron, la zona del Molo IV in Porto Vecchio si è tramutata in una sorta di set, una base di soccorso popolata da circa 400 unità, un impiego corposo per tradurre una esercitazione iniziata il 15 aprile e archiviatasi nella mattinata di ieri. Una simulazione quindi, articolata tra molta teoria e spiccioli di intervento pratico, vedi l'utilizzo del “Drone”, l'avveniristico aereo di stampo robotico telecomandato a distanza.

Alla base della manovra virtuale figurava quindi un movente, un canovaccio incentrato sull'incidente di una petroliera, denominata “Ottoman Nobility”, entrata in collisione, causa un problema al timone, con la diga foranea sita a sud del Porto di Trieste durante il tragitto verso il terminal della Siot. Ingenti, anzi gravissimi i danni, sia pur virtuali, tradotti con un versamento in mare di petrolio greggio equivalente a circa 5000 metri cubi. In sintesi: un disastro e non solo ambientale. Qui scatta il piano. Entra in scena la Capitaneria di Porto di Trieste, supportata dal team di intervento della Chevron Shipping, la Guardia Costiera, la Protezione Civile e altre sigle di salvataggio; allertata anche l'Università di Trieste pe ri rilevamenti. L'area viene “ recintata”, la falla analizzata e arginata, senza contare i 6 km di barriera disegnati per contenere l'espansione della chiazza di petrolio. Sulla carta, anzi, sul computer, sono quattro i giorni di lavoro, da cui cui si apprenderà la virtuale salvezza di Barcola, Grado e dintorni. E se fosse successo qualcosa di analogo ad una struttura come il Rigassificatore?: «Questo sistema di intervento vale su vari fronti – hanno ieri assicurato i vertici della Capitaneria di Trieste – dall'incendio ad altre forme di disastro».

Francesco Cardella

Riproduzione riservata © Il Piccolo