Dissepoltura da pagare con 30 anni di anticipo

Non si smette mai di pagare, anche quando si passa a miglior vita. Ma visto che è quanto meno improbabile batter cassa nell’aldilà, allora si mette mano nelle tasche di chi sta nell’aldiquà. Per la gioia dei parenti. Non l’ha presa bene il signor Gianfranco Antonelli, che ha segnalato il caso. Il lettore si è visto appioppare la spesa di un’estumulazione, cioé una dissepoltura, che avverrà (forse) tra trent’anni. Quando lui, invece, chiedeva di pagare perché la salma restasse ancora al suo posto. Magie della burocrazia triestina. Ecco spiegata la disavventura del malcapitato.
Scaduta la concessione trentennale per il loculo di un proprio caro, sepolto nel cimitero di Sant’Anna, il cittadino ha pensato di recarsi in Acegas per provvedere al rinnovo. Costo? 2 mila e 334 euro e spiccoli. La somma comprendeva anche 393,25 euro per “oneri di estumulazione di fine ciclo sepoltura”. Ma come? L’uomo si trova a sborsare quasi 400 euro per un’operazione che, oltre a non essere richiesta (visto che si trattava di una proroga), di fatto non avveniva: il loculo, infatti, resta intatto. Dunque? «Si paga per il futuro - conferma l’addetto allo sportello Acegas di via dell’Istria - è un acconto sull’estumulazione che sarà effettuata tra trent’anni. Questa è la legge. Se vuole chiarimenti si rivolga agli uffici del Comune». La legge, che non è altro che un regolamento del ’99 rivisitato con una delibera di giunta del 2003, ci ha messo lo zampino. E prevede proprio questo: gli oneri per la dissepoltura sono a carico dei parenti. Oggi per un’operazione che avverrà fra tre decenni. Sempre che un discendente non domandi un’ulteriore proroga, ma a questo punto il parente avrebbe speso per niente. Ma dietro al provvedimento c’è un perché: il Comune deve recuperare il denaro subito, altrimenti chi copre le spese di dissepoltura se nessun famigliare si fa trovare o, nella peggiore delle ipotesi, la famiglia stessa è estinta? In questo caso la spesa ricadrebbe sulla collettività. «Già - osserva Maria Mazzurco, responsabile logistica dell’Acegas, settore in cui rientrano anche i servizi cimiteriali - è proprio così. Molto spesso succede che alla conclusione della concessione trentennale - sottolinea - non si trova più nessuno. A chi corriamo dietro?».
A ben vedere il cimitero è zeppo di tombe con il “permesso” in scadenza, spesso degradate appunto perché nessuno se ne cura più. Spese che l’azienda non recupera e quindi, inevitabilmente, deve riscuoterle al momento della sottoscrizione del contratto di concessione. Oppure della proroga, come è avvenuto per il signor Antonelli, visto che la normativa è stata introdotta dopo che la famiglia aveva aperto il contratto con Acegas. «Oggi - spiega ancora Mazzurco - se si domanda un loculo per una nuova sepoltura si paga la tariffa per questo, ma anche per l’estumulazione che avverrà dopo trent’anni». Perché prima o poi la salma, o ciò che ne rimane, dovrà essere tirata fuori. E il defunto, si sa, è estinto e pure caro.
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