Documentari e fiction nelle Nuove Impronte verso un mondo tutto da inventare

Elisa Grando
C’è una novità nella sezione Nuove Impronte, dedicata ai migliori lungometraggi del cinema emergente, visibili come il resto del programma gratuitamente sul portale di ShorTS 2020 su Mymovies: da questa edizione le opere scelte non sono solo italiane, ma anche internazionali. «Vista la situazione eccezionale di quest’anno, possiamo considerarlo un primo passo verso uno sguardo internazionale forse destinato a crescere ancora», spiega la curatrice della sezione Beatrice Fiorentino. Nell’edizione del post-emergenza, «la difficoltà è stata vedere i film con la giusta disposizione d’animo mentre, improvvisamente, siamo stati catapultati in un mondo nuovo. Tutti i titoli scelti partono dall’osservazione di un territorio e di una realtà specifica per sviluppare, attraverso sguardi diversi, un discorso sul mondo. Al centro c’è l’individuo, ma sempre segnato da uno spiazzamento: persone in movimento che cercano il proprio posto nel mondo mettendo a nudo debolezze e fragilità». Nuove Impronte apre la sera del 4 luglio con un film fuori concorso, “Il grande passo” di Antonio Padovan, con Stefano Fresi e Giuseppe Battiston. Le opere in competizione, invece, sono sette, a partire dai tre debutti internazionali: lo spagnolo “La viajante” di Miguel A. Mejias, in anteprima mondiale (11 luglio alle ore 20), il guatemalteco “Los Fantasmas” di Sebastián Lojo (5 luglio alle ore 21) e il danese “The Trouble With Nature” di Illum Jacobi (8 luglio alle ore 20). I film italiani invece comprendono un’incursione nel documentario con “Faith” di Valentina Pedicini (10 luglio ore 20) su una comunità di monaci cristiani che vivono isolati in un monastero tra le colline marchigiane: «La regista, come nei precedenti “Dal profondo” e “Dove cadono le ombre”, osserva territori chiusi e ne esplora le dinamiche. Il bianco e nero amplifica i contrasti dicotomici che si agitano nella comunità», spiega Fiorentino. “Tony Driver” di Ascanio Petrini (6 luglio alle ore 20) riprende invece la vicenda di un barese emigrato negli Stati Uniti da bambino e poi rimpatriato, «con un interessante discorso sui confini mobili: il protagonista ricrea un pezzetto di America in Puglia. Una storia che annulla le frontiere anche attraverso la contaminazione di generi: documentario, western, cinema civile, commedia». Se con “Effetto domino” (7 luglio alle ore 20) Alessandro Rossetto torna a raccontare, dopo “Piccola patria”, le trasformazioni e la tirannia del denaro nel Nord-est girando in alberghi e strutture termali abbandonate nel padovano, “Tutto l’oro che c’è” di Andrea Caccia (9 luglio alle ore 20), segue cinque personaggi fra i boschi del fiume Ticino, «sulle tracce del cinema di Franco Piavoli, suscitando una riflessione sul rapporto fra uomo e natura». —
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