«Dolore e impotenza di fronte al silenzio»

Parla la sorella di Aleks, trafitto dai vetri nel camping:  «Tre anni assurdi senza avere risposte né giustizia»
Lasorte Trieste 18/08/16 - Croazia, Istria, Valle, Camping Mon Perin, Morto
Lasorte Trieste 18/08/16 - Croazia, Istria, Valle, Camping Mon Perin, Morto

C’è rabbia nelle parole dei famigliari di Aleks Unussich, il quarantaquattrenne triestino morto tre anni fa nel campeggio croato di Valle d’Istria, il “Mon Perin”, trafitto al collo da una scheggia di una porta a vetri esplosa all’improvviso. C’è rabbia, ma anche desolazione.

Uno sconforto che traspare dalle parole della sorella Tanja, dopo aver appreso che i passi avanti, sul fronte giudiziario, sono ancora pochi e lenti.

È notizia di questi giorni che a distanza di tre anni dalla tragedia la Procura di Pisino ha indagato quattro persone: gli amministratori delle imprese che in passato avevano installato la vetrata delle docce e di chi, successivamente, si era occupato dei collaudi.

«Sono trascorsi tre anni da quando mio fratello Aleks è morto dissanguato – ripercorre la sorella – lasciando una figlioletta di 2 anni e una moglie. Da quel momento tutto è cambiato. Una morte assurda e ancora più assurdi sono stati questi tre anni».

Già: la lentezza delle indagini della magistratura croata. Non solo. La famiglia della vittima punta l’indice anche «sull’assordante silenzio da parte di tutte le autorità croate e la costrizione di procedere comunque in sede civile». Tutto ciò «fa si che l’ assurdo lutto sia aggravato da un senso di impotenza per poter ottenere giustizia in tempi ragionevoli».

«A distanza di tre anni solo piccoli passi», insiste ancora la sorella di Aleks. «Nessun procedimento penale o rinvio a giudizio ma solo quattro soggetti indagati. Soggetti che appartengono alla catena della progettazione, della fornitura, della posa in opera e del collaudo di quella maledetta porta a vetri che per norme europee non doveva ferire nessuno».

«In questi tre anni abbiamo avuto il massimo supporto sia dai nostri legali, ma soprattutto dall’allora console italiano in Croazia Paolo Palminitteri e dai suoi collaboratori. Supporto che è andato al di là della pura natura tecnica o istituzionale»

E da parte del campeggio? «Nulla, nemmeno le condoglianze se non una frase di circostanza fatta da un loro legale durante una delle prime udienze. Il caso di mio fratello non è l’unico incidente fatale in Croazia dove sono coinvolti cittadini Italiani», osserva Tanja. «Tutti stanno subendo la lentezza delle autorità croate. Il fatto che la Croazia faccia parte dell’Unione europea – conclude – sembra non aver modernizzato le procedure». —

G.S.

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