L'appello di don Ciotti a Trieste: «La guerra nutre le mafie»
Appello alla pace del sacerdote nel momento più simbolico della due giorni a Trieste. «Va trovato il coraggio di fermare queste folli corse che uccidono, distruggono e inquinano»

È un lungo messaggio di pace quello diffuso questa mattina, domenica 19 aprile, sul molo Audace da don Luigi Ciotti, da sabato a Trieste. Ad accoglierlo un grande applauso delle tante persone arrivate sul posto, con le bandiere colorate dell’associazione “Libera contro le mafie”. Il giorno prima, alla Scuola per Interpreti di via Filzi, dove ha parlato a giovani, educatori e associazioni, ad attenderlo sono stati anche alcuni bambini che gli hanno donato mazzi di girasoli.

«Sono gesti che mi commuovono – ha detto il sacerdote – è stata un benvenuto molto caloroso». La due giorni a Trieste è stata organizzata dalla “Piccola comunità di via San Francesco”, con Romana Giopporini, una realtà operativa nel campo della solidarietà. «La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità – ha detto don Ciotti – una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Una carneficina che disonora chi la compie e chi la tollera. Le guerre uccidono, distruggono, inquinano, sono un trittico di morte. E sono un grande affare per le mafie, per i trafficanti di armi e per le multinazionali del petrolio. Dobbiamo avere il coraggio – ha sottolineato nel suo discorso – di fermare questa corsa folle. Il silenzio va rotto, l’indifferenza va smascherata».
Il sacerdote ha evidenziato più volte, con le sue parole, la necessità di fare qualcosa di concreto contro i conflitti in corso. «L’inerzia va mossa con la forza della presenza, della partecipazione, della passione civile – ha proseguito – non basta avere le mani pulite, possiamo essere formalmente irreprensibili e stare alla finestra mentre il mondo brucia, se abbiamo mani pulite ma le teniamo in tasca, siamo complici dell’indifferenza che avanza e colpisce duro come sempre i più deboli, i meno tutelati. Nessuna pace è possibile dove si dispongono strumenti di morte, vedi la corsa alle armi». E ancora: «La pace – ha detto don Ciotti – si costruisce con gli strumenti della pace, quindi con la diplomazia, l’aiuto, la politica, il diritto. Non bisogna tacere sugli orrori delle guerre. Bisogna avere il coraggio di non cedere alla rassegnazione, ma nemmeno di indugiare nell’indignazione».
Don Ciotti ha ricordato come «metà della popolazione della terra è interessata da qualche guerra, il 90% dei morti sono persone civili disarmate, non bisogna diventare complici di un genocidio» e ha rivolto un pensiero in particolare ai più piccoli «i bambini tormentano le nostre coscienze. Quelle distese di piccoli lenzuoli bianchi sono il segnale estremo che anche l’ultimo confine della barbarie è stato violato. E il mondo tace. Questa è l’alienazione totale della responsabilità, questa è la fine dell’umanità, se non ci fermiamo, se non ci mettiamo di mezzo, ciascuno col proprio corpo e il proprio cuore, per fermare – ha concluso – i creatori di questi moderni inferni».
Dopo il discorso e la benedizione sul molo Audace, dove è stato accolto anche dal sindaco Roberto Dipiazza, l’ultimo appuntamento a Trieste per don Ciotti è stata la messa alla cattedrale di San Giusto. —
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