Donazioni di sangue in crescita Nell’Isontino registrato +4,6%

L’emergenza sanitaria non ha fermato la solidarietà dei donatori di sangue isontini. Al contrario, la necessaria riorganizzazione dell’attività dei centri trasfusionali ha permesso ai punti di raccolta di Gorizia e Monfalcone di crescere nel complesso del 4,6%. Al +1,6% del San Giovanni di Dio, risponde il +3% del San Polo e la performance compensa le perdite registrate nel terzo punto di raccolta del Dipartimento trasfusionale giuliano isontino, l’ospedale Maggiore di Trieste, dove al 31 ottobre il gap con il 2019 era del 5%. In media dunque, nonostante le difficoltà oggettive causate dalla pandemia, i risultati sono praticamente in linea con l’anno scorso. Il direttore del centro trasfusionale, Luca Mascaretti, però vede il bicchiere pieno solo a metà. Se è vero che tra unità di sangue intero, plasma e piastrine sono state raccolte 14.696 sacche, le 10.830 unità di sangue intero non hanno coperto l’intero fabbisogno di globuli rossi (12.650 unità). «Il sistema ha tenuto ed è un bene, ma a livello di dipartimento non siamo ancora autosufficienti ed è un peccato. I motivi sono vari, ma facendo il punto su una comunità più ampia, a livello regionale, riusciamo comunque a raccogliere un po’ più del fabbisogno necessario. Resta il fatto che ogni area dovrebbe essere autosufficiente e per questo, benché non ami gli appelli, invitiamo a donare anche in momenti delicati e difficili come questo».
L’emergenza sanitaria ha accelerato il processo di riorganizzazione dei punti di raccolta. A differenza di quanto accadeva prima, ora le donazioni vanno prenotate. Questo era già previsto accadesse, ma per evitare gli assembramenti si è deciso di contrarre la fase di transizione e di non accettare più, già da subito, chi si presentava direttamente sul posto. Tra prenotazioni, pre-triage, triage, misurazione della temperatura, mascherine e gel la nuova procedura è stata studiata per difendere dal contagio da coronavirus tanto i donatori quanto gli operatori e i riceventi. Tutte le sacche vengono poi analizzate e convalidate dal Curpe-Centro unico regionale per la produzione degli emocomponenti di Palmanova e se ciò non bastasse, i donatori sono invitati a segnalare eventuali malesseri che dovessero manifestarsi entro due settimane dal prelievo. «Ad oggi - precisa in ogni caso Mascaretti -, in letteratura, non ci sono evidenze che SarsCov2 si trasmetta attraverso il sangue e questo ci dà ulteriore tranquillità».
Nelle prossime settimane il dipartimento potrebbe partecipare a un trial nazionale diretto a verificare l’efficacia del plasma immune, cioè il plasma con gli anticorpi donato da chi nel frattempo è guarito dal Covid. Il protocollo del Friuli Venezia Giulia ne prevede la raccolta solo nel caso di donatori negativizzati da almeno 28 giorni e che comunque rispettino anche i criteri classici richiesti per una donazione tradizionale. Dall’inizio della pandemia sono state una cinquantina le sacche di “plasma convalescente” o “plasma Covid” raccolte dal Dipartimento giuliano isontino e qualificate per essere utilizzate. «Non c’è ancora univocità di dati sull’impiego di questo tipo di trasfusione da paziente convalescente, ma secondo le prime osservazioni può essere utile nelle fasi iniziali della malattia, non in quelle più avanzate. In ogni caso spetta agli infettivologi richiederle. E una decisione puramente clinica quella di trasfondere il plasma in un paziente le cui condizioni potrebbero peggiorare». —
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