Dopo l’armistizio confusione generale e assalti alle caserme

Nel settembre 1943 i nazisti furono accolti  in città dall’applauso di molti goriziani 

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Grazie alle radio straniere, l’8 settembre 1943 la notizia dell’Armistizio arriva a Gorizia verso le 18, ben prima del proclama ufficiale di Badoglio diffuso solo la sera alle 19.45 con il suo capolavoro di ambiguità: «Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Un “tutti a casa” anticipato all’alba del successivo giorno 9 dalla fuga della famiglia reale e di Badoglio a Brindisi, nell’Italia meridionale controllata dagli alleati. In un lampo si diffonde la notizia e immediatamente si formano in città cortei inneggianti la fine della guerra, nel timore però di cosa avrebbero fatto tedeschi e partigiani. Il giorno seguente dai territori occupati della Jugoslavia «teorie interminabili di soldati sbandati confluiscono a Gorizia»: laceri, piedi scalzi e sanguinanti, fame, bivacchi sul Corso, alla ricerca di abiti borghesi e l’arrembaggio al treno verso casa. Lo stesso giorno i goriziani assaltano le caserme e i depositi militari abbandonati, portando via tutto il possibile: armi, posate, piatti d’alluminio, viveri, scarpe, vestiario e coperte, le quali di ottima lana grigia, con la sigla EI a macchina in grandi lettere rosse, per decenni hanno riscaldato i letti di tanti abitanti dei dintorni della Campagnuzza, dove si trovavano i magazzini più rilevanti della Sussistenza militare.

La mattina del 10 arrivano i partigiani, molte ragazze e tante bandiere slovene, corteo ripetuto il pomeriggio sul Corso incrociando senza incidenti un altro gruppo di studenti e studentesse con tricolore e inno di Mameli.

Mentre continuano i saccheggi, dopo l’occupazione della Transalpina, i tedeschi entrano a Gorizia domenica 12 accolti sul corso Verdi dall’applauso di tanti abitanti, fatto unico tra le città dell’Italia settentrionale invase dai nazisti. Nel frattempo i combattenti della Brigata Proletaria avevano occupato la stazione ferroviaria, che nel pomeriggio viene presa a cannonate centrando in pieno anche l’orologio sul timpano. È l’inizio della Battaglia di Gorizia che si concluderà due settimane dopo con la sconfitta dei partigiani e l’inizio di un lungo periodo di incertezze, che Luciano Spangher bene descrive nel libro “Gorizia 1943-1944-1945 Seicento giorni di occupazione germanica e quarantatré jugoslava”.

Tornerà mai quel tant’utile orologio sulla Stazione di Gorizia? –

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