Dopo l’incendio di maggio tornano le api a San Lorenzo

/ San Lorenzo
Tornano le arnie nei boschi di San Lorenzo isontino. L’11 maggio dello scorso anno gli apicoltori della società agricola Landa Carsica di Doberdò del Lago avevano dovuto fare i conti con l’incendio doloso che aveva mandato in cenere 21 arnie. Fu una strage di api a cui, per fortuna, fece seguito una bella pagina di solidarietà. La notizia del rogo aveva spinto gli apicoltori di tutta Italia ad aiutare i colleghi isontini a ricostruire l’apiario e ora, dopo la pausa invernale, la prossima settimane la struttura torna a San Lorenzo. Nell’occasione Pietro Lombardo, amministratore del sito andato distrutto e vicepresidente del Consorzio apicoltori di Gorizia, lancia un doppio appello. Il primo lo rivolge alle forze dell’ordine, l’altro al mondo agricolo.
Alle prime chiede di vigilare per evitare che l’episodio dello scorso anno possa ripetersi, all’altro chiede di non utilizzare sostanze pericolose per la salute degli insetti. «Per quanto riguarda le indagini, non abbiamo avuto nessun riscontro - osserva Lombardo -, ma le arnie sono state ripopolate e la prossima settimana le riporteremo a San Lorenzo perché riprende la fioritura dell’acacia. Noi effettueremo dei controlli maggiori, ma chiediamo di vigilare anche ai carabinieri della stazione locale».
Più complesso e generale è invece l’appello al mondo agricolo. «Dove c’è agricoltura intensiva la situazione è critica», nota Lombardo ricordando che le api si spostano anche di 3 chilometri.
Secondo la legge regionale numero 6 del 2010, durante il periodo della fioritura, sono vietati i trattamenti con prodotti fitosanitari tossici per le api sulle culture erbacee, arboree, ornamentali e spontanee. Nel periodo tra l’apertura del primo fiore e la completa caduta dei petali è fatto cioè divieto di intervenire con trattamenti di difesa con insetticidi (fatta eccezione per quelli a base esclusivamente di Bacillus thuringiensis) e acaricidi, nonché con trattamenti per il controllo delle infestazioni con l’utilizzo di erbicidi. Gli interventi possono essere effettuati utilizzando esclusivamente prodotti fitosanitari ad attività funghicida o batteristatica che non riportino in etichetta la frase di rischio “R57-Tossico per le api” o altra specifica indicazione di pericolosità per le api (e gli impollinatori in generale). L’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale ricorda, tra le altre cose, che prima di effettuare gli interventi è obbligatorio procedere allo sfalcio delle erbe in fiore presenti nella superficie dove si interverrà.
È proprio su quest’ultimo punto che insiste Lombardo. «Nessuno dà i veleni quando le piante sono in fiore perché altrimenti non ci sarebbe impollinazione - dice -. Il problema è il prato, che è pieno di fiori, e c’è chi non presta attenzione a questo particolare. La legge prescrive che si dovrebbe sfalciare prima; tanti sono attenti e lo fanno, altri meno. È un problema che però non si risolverà mai perché nessuno ha voglia di fare cose in più se non portano un vantaggio. Ci sono agricoltori a cui le api danno fastidio. Penso all’uva: l’ape non è in grado di bucare gli acini, a farlo sono i calabroni, ma, una volta che l’acino è aperto, ne approfittano anche le api. Poi però l’agricoltore vede loro e pensa siano le responsabili. Bisognerebbe riuscire a cambiare questa mentalità e creare la cultura dell’attenzione tra gli agricoltori» è la conclusione di Lombardo. —
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