Un corteo per il 25 Aprile dopo la cerimonia in Risiera; a Trieste la Liberazione sarà una festa

Vallon (Anpi): «Dobbiamo superare le commemorazione ufficiale in Risiera». Tullia Catalan: «Non festeggiare quella data è prendere le distanze dall’Italia»

Fabio Dorigo
La conferenza stampa del Comitato 25 aprile alla Sala Xenia Foto Massimo Silvano
La conferenza stampa del Comitato 25 aprile alla Sala Xenia Foto Massimo Silvano

“È festa!”. Una festa col punto esclamativo. Il Comitato 25 Aprile, nato nel novembre 2024 e al quale aderiscono 35 realtà cittadine, vuole ripristinare a Trieste la Festa della Liberazione. Non basta la commemorazione mattutina alla Risiera di San Sabba.

E così giovedì, a meno di un mese di distanza, il Comitato 25 Aprile ha presentato il programma dei festeggiamenti triestini con al centro, assoluta novità per Trieste, un grande corteo antifascista che il 25 aprile partirà alle 16 da Campo San Giacomo e arriverà in piazza Unità sostando anche davanti al Conservatorio Tartini che fu il teatro dell’eccidio nazista di via Ghega. Un corteo festoso per le vie del centro accompagnato dalla musica con protagonisti i Bachibaflax, Il Disadattato e la sua Orchestra, la Maxmaber Orkestar, Il Coro Sociale di Trieste e le bande cittadini.

La “festa” non vuole entrare in conflitto con la commemorazione ufficiale. «Il 25 aprile – ha spiegato Fabio Vallon, presidente provinciale Anpi – non è una commemorazione, ma una festa fondante della Repubblica italiana, e quindi credo che anche a Trieste debba essere celebrata come una festa. Vogliamo ripristinare il concetto di Festa della Liberazione A Trieste non c'è stata mai alcuna festa di questo genere».

Un’iniziativa presa anche dopo la scarsa presenza di pubblico alla Risiera il 27 gennaio nel Giorno della Memoria. «Se proponi ai giovani sempre lo stesso brodo, una manifestazione ingessata, sicuramente non li attrai. Quella della Risiera è una manifestazione un po’ stanca. Abbiamo deciso di fare una festa pomeridiana. Le due cose non sono in antagonismo, ma complementari» spiega Massimo Marega, segretario della Cgil. Il problema vero è riuscire a coinvolgere l’amministrazione comunale di centrodestra che non si è mai dimostrata molto interessata alla Festa della Liberazione.

«Il Comune di Trieste continua a fare melina sul 25 aprile. Abbiamo avanzato diverse proposte, tutte ancora senza risposta. C’è stata un’apertura dell’assessore Giorgio Rossi che però non si è ancora tradotta in niente» spiega Vallon. «Il 25 aprile fa parte delle feste del calendario civile italiano. Non ha nulla a che fare con la storia di Trieste, ma molto con quella dell’Italia. È la vera festa dell’Italia democratica. Non festeggiarlo significa prendere le distanze dall’Italia» sottolinea la storica Tullia Catalan, vicepresidente dell’Istituto Saranz. Una vera rivoluzione per Trieste dove c’è ancora qualcuno (come ha ricordato Renato Kneipp, rappresentante della comunità slovena) che festeggia la Liberazione il 10 giugno ( la fine dei 40 giorni di occupazione jugoslava a Trieste).

Un ossimoro: la liberazione dai liberatori. «Per questo è venuto il momento di fare una grande festa a Trieste a difesa dei valori della Costituzione antifascista - ricorda Pierpaolo Brovedani per il Comitato a Difesa della Costituzione -. Un po’ come è avvenuto con il referendum sulla Giustizia. Dobbiamo fare in modo che il 25 aprile sia la festa di tutti e tutte. Anche a Trieste».—

 

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