Doveva sorvegliare gli alunni, invece era al bar a bere alcolici e a giocare alle slot: bidello condannato

Un anno e mezzo di reclusione e 700 euro di multa, l’uomo dovrà anche versare al Comune un risarcimento di 913 euro come danno patrimoniale arrecato alle casse pubbliche, oltre a pagare le spese legali di oltre 4 mila euro. Così ha deciso il tribunale nei confronti di un 56enne triestino

Maria Elena Pattaro
La polizia giudiziaria aveva pedinato il bidello, registrando irregolarità in 29 occasioni
La polizia giudiziaria aveva pedinato il bidello, registrando irregolarità in 29 occasioni

Nelle ore in cui avrebbe dovuto sorvegliare gli alunni usciva al bar a trangugiare alcolici o a giocare alle slot machine, come attestato dalla polizia giudiziaria durante i pedinamenti. E in 29 occasioni avrebbe ingannato il Comune di Trieste, suo datore di lavoro, chiedendo permessi per visite mediche quando in realtà era in giro per i fatti suoi o, appunto, al bar.

Mercoledì 2 aprile l’ormai ex bidello assenteista è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione e 700 euro di multa. Dovrà versare al Comune un risarcimento di 913 euro, pari all’ammontare del danno patrimoniale arrecato alle casse pubbliche, oltre a pagare le spese legali di oltre 4 mila euro. Così ha deciso il tribunale nei confronti di A.B., 56enne triestino, fino a qualche tempo fa in servizio in una scuola dell’infanzia di San Giovanni. L’uomo è finito sul banco degli imputati con le accuse di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico e false attestazioni.

La giudice Luisa Pittalis gli ha inflitto sei mesi in più rispetto all’anno di pena chiesto dalla pubblica accusa, rappresentata dal vice procuratore onorario Mara Travanut. Il difensore Andrea Cavazzini aveva invocato invece l’assoluzione per tenuità del fatto in merito alle assenze-lampo oggetto della contestazione per truffa. E l’assoluzione con formula piena rispetto all’ipotesi delle 29 certificazioni false (su un totale di 42). Secondo il legale, infatti, le carte sarebbero state rilasciate dalle strutture ospedaliere per attestare la presenza del paziente indipendentemente dall’effettiva erogazione delle prestazioni.

Il Comune (parte civile con l’avvocata Sara De Biaggi) nel frattempo ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del proprio dipendente, sospeso dal servizio. Le condotte contestate al “furbetto del cartellino” risalgono al 2022-2023. L’uomo era finito sotto la lente quando il Comune si era insospettito di fronte alla frequenza con cui il 56enne chiedeva permessi sanitari. Il 13 aprile 2023, giusto per fare un esempio, il dipendente si era assentato da scuola 7 volte in 6 ore per recarsi nella sua abitazione e nel suo bar di fiducia.

Dalla perizia psichiatrica, disposta su richiesta della difesa, non erano emersi vizi di mente. Dalla documentazione medica sono emersi invece dei disturbi legati all’abuso di alcolici.

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