Dragaggi, bloccato il progetto dei privati

Rifiutato dall’Aspm lo studio commissionato dai terminalisti costato 40mila euro e che toglierebbe lo scalo dall’impasse
Di Giulio Garau
Bonaventura Monfalcone-05.04.2013 Riunione operatori porto e Lega Nord-Azienda porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-05.04.2013 Riunione operatori porto e Lega Nord-Azienda porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

A Venezia dovevano entrare le navi di una compagnia cinese, la Yang Ming, ma non c’era fondale sufficiente. Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, in meno di 15 giorni ha fatto fare un’escavo di 1 metro e le navi sono potute entrare.

A Monfalcone non solo dell’escavo non si sa nulla (il progetto della Via è stato depositato dal Consorzio industriale oltre una settimana fa ma non si sa ancora se la Regione ha già iniziato l’iter a Roma). Ma continua anche il rimpallo di responsabilità tra Azienda speciale porto e Regione anche dopo la richiesta degli operatori di fare, prima dell’escavo, almeno un po’ di manutenzione per togliere i famigerati mammelloni di fango sul fondale che impediscono alle navi di accostare ad alcuni ormeggi. Perchè tra breve l’accosto 9, quello più profondo, sarà indisponibile per i lavori in corso sulle banchine per realizzare la rete di raccolta di acque reflue. E senza quell’ormeggio la quasi totalità delle navi commerciali non potranno entrare.

Gli operatori si sono coalizzati, e come Assoterminal hanno accolto l’invito della Regione a darsi da fare e hanno commissionato un progetto per queste manutenzioni spendendo ben 40mila euro (è stato incaricato uno dei più grossi studi di ingegneria di Roma specializzato in questi progetti). Il progetto è stato realizzato in ottobre, ma da allora nessuno l’ha voluto nemmeno vedere.

Lo scorso marzo convocati per un altra questione gli operatori sono tornati alla carica e sono riusciti a consegnare alla Regione il progetto. I dirigenti avrebbero cercato di consegnarlo all’Azienda speciale porto, ma ci sarebbe stato un rifiuto.

Finale del rimpallo? Una lettera, datata 28 marzo della Direzione centrale infrastrutture (protocollo 0008957) che informa il Provveditorato per le opere pubbliche (ingegner Giorgio Lillini) che la Compagnia portuale ha consegnato «recentemente» il progetto definitivo e che gli uffici «hanno verificato la compatibilità dell’intervento» con quello più generale dell’escavo. Costo dell’intervento: al massimo 700 mila euro.

Secondo gli operatori si potrebbe utilizzare una piccola parte dei soldi per l’escavo che non servirebbe più spendere dopo.

Risultato? Il nulla di fatto nonostante la stessa Autorità marittima abbia già dato il suo assenso di massima al progetto indicando pure un’area ad hoc a mare per il deposito dei fanghi.

L’ennesimo inspiegabile ostacolo agli operatori del porto da parte delle strutture che in realtà dovrebbero favorire sviluppo e lavoro. E la denuncia è stata fatta l’altro giorno dagli stessi operatori in ocasione della visita di una delegazione della Lega Nord in porto.

C’erano praticamente tutti i protagonisti operativi dello scalo, dalla Compagnia portuale alla Midolini, Nogarosped, la ditta di autotrasporto delle bramme, mancava la Marter (Bortolussi era rimasto in cda dell’Aspm) il clima era teso ma soprattutto carico di preoccupazione: la Compagnia portuale ha già mandato a casa 17 persone, la Marter potrebbe essere costretta a trasferire i traffici a Livorno e in rada ci sono navi in attesa che non è possibile accogliere.

Seduti al tavolo, di fronte, portati dal referente politico nazionale sulla portualità della Lega (e segretario provinciale) Walter Sepuca (la scorsa volta era toccato al Pd con la Serracchiani), il segretario nazionale Matteo Piasente, l’onorevole Massimiliano Fedriga, il vice segretario federale onorevole Giacomo Stucchi e il candidato alle regionali Giancarlo Serafini.

Quasi due ore di incontro durante il quale Compagnia Portuale, Midolini e Nogarosped hanno lanciato l’ennesimo grido di allarme per un porto fermo da 15 anni e vicino alla paralisi.

«Pure io avevo appoggiato la legge regionale sul porto - ha ammesso l’ad della Compagnia portuale Riccardo Scaramelli - ma è stato un errore gravissimo, si è trasformata in un’ulteriore sovrastruttura con altra burocrazia».

’Serve un Authority, un leader in grado di decidere con una struttura competente nella gestione di un porto e Scaramelli ha chiesto di «fare marcia indietro. Torniamo tutto allo Stato e all’Autorità marittima dove almeno c’è competenza».

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