Due varchi aperti in Porto nuovo: rientra la protesta dei camionisti

Forse la tregua è destinata a diventare pace: l’Autorità portuale raccoglie l’ennesimo grido di allarme dei camionisti triestini e ne agevola l’accesso in Punto franco nuovo aprendo entrambi i varchi. Così il numero “1” a Riva Traiana sarà utilizzato dal traffico ro-ro, il numero “4” all’ingresso del Molo VII verrà invece fruito dal trasporto container. Se si verificheranno sbilanciamenti nei flussi, questa diversificazione tipologica sarà attenuata, secondo buon senso.
In un primo tempo l’Autorità aveva autorizzato questa soluzione per le giornate di mercoledì-giovedì-venerdì, giornate ritenute di maggiore intensità. Ma una mail, trasmessa ieri mattina dal funzionario dell’Ap Dean Novel, ha ampliato le disposizioni sui due varchi anche a lunedì-martedì-sabato «in previsione di notevoli attività commerciali» nelle prossime settimane.
Un uovo di Colombo che potrebbe risolvere le tensioni Autorità/autotrasporto che con periodica frequenza si sono manifestate nell’ultimo quadriennio, provocate dalle lunghe attese sopportate dai camion alle soglie dello scalo. Confartigianato, con il segretario generale Enrico Eva e la presidente di categoria Rita Rapotez, auspica che queste misure temporanee vengano applicate in via permanente.
Ma facciamo un passo indietro. Giovedì scorso proprio Confartigianato aveva scritto al presidente Zeno D’Agostino, per conoscenza al segretario Mario Sommariva: nella cosiddetta area di pre-varco, tra Grande viabilità e Molo VII, erano state registrate file di due ore nella mattinata di venerdì 30 ottobre e di tre nel pomeriggio di mercoledì 11 novembre. Centinaia i mezzi bloccati. La lettera, co-firmata da Eva e dalla Rapotez, evidenziava accenti piuttosto duri: due anni di attesa trascorsi inutilmente, esasperazione di autisti e aziende, possibili forme di protesta che avrebbero potuto sostanziarsi addirittura nel blocco dello scalo.
I due anni di attesa si riferivano all’accordo del dicembre 2018, quando, previa mediazione della Prefettura dopo l’ennesimo ingorgo verificatosi al Varco “4”, l’Autorità proponeva la realizzazione di una nuova cabina per il controllo documentale e l’istituzione di quattro corsie per rendere meno caotico il flusso dei mezzi. Ma quell’impegno era rimasto sulla carta.
Va ricordato che il convergere di camion italiani e turchi, con esigenze operative e controlli diversi, è una delle cause degli imbottigliamenti verificatisi all’ingresso del Molo VII. Il pre-varco al “4”, curiosamente soprannominato “formaggino”, riesce a contenere una quarantina di mezzi e serve a evitare che la coda dei Tir invada la Grande viabilità: è il personale di Pts, una controllata dell’Autorità,incaricato di gestire il traffico.
Attorno all’autotrasporto triestino lavorano 250 tra piccoli imprenditori e dipendenti, che azionano circa 200 mezzi. La preoccupazione di Confartigianato è che, al danno economico delle aziende, si aggiungano i rischi per la patente Cqc dei camionisti, a causa di possibili controlli sull’eccessivo protrarsi dell’orario lavorativo.
Come accennato, la “querelle” sugli ingorghi in porto dura perlomeno da quattro anni. Il già menzionato accordo in Prefettura di due anni fa venne preceduto dalla proclamazione dello stato di agitazione: del problema furono investiti Guardia di finanza, Agenzia delle dogane, Tmt (gestore del Molo VII). Poi una nuova puntata nell’ottobre 2019. Infine lo scorso marzo, oltre a Confartigianato e a Fai (Federazione autotrasporto italiano), l’intervento del presidente degli spedizionieri Stefano Visintin. —
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