E i fedelissimi attaccano gli “alleati”

TRIESTE. Tolmezzo città, la “casa” del governatore uscente, regala uno dei momenti più appassionanti del testa a testa fra Renzo Tondo e Debora Serracchiani: Tondo batte la sua sfidante di sole 94 preferenze, 1.961 a 1.867. Cinque anni fa, quando di fronte c’era Riccardo Illy, la musica era stata molto diversa: 855 voti di differenza, 3.755 per Tondo, 2.900 per l’avversario.
Allo stesso modo, guardando all’intera circoscrizione di Tolmezzo, se si comparano i voti ai duellanti con quelli ai gruppi di liste a loro collegate, si vede come Tondo in percentuale abbia preso meno delle liste a sostegno (41,33% contro 47,56%), mentre la Serracchiani è stata un valore aggiunto per la coalizione che l’ha sostenuta: 39,56% il gradimento alla neo governatrice e 37,87% alle liste collegate. Dati che, proprio per l’area di riferimento, costituiscono una sorta di cartina al tornasole di questa tornata elettorale regionale: se Tondo non è riuscito a sfondare a casa sua, ma ha dovuto accontentarsi di una vittoria di misura ai punti, come poteva vincere la competizione altrove?
Prova a spiegare qusta mezza debacle Luigi Cacitti, consigliere regionale uscente molto vicino a Tondo, in passato vicesindaco di Tolmezzo. «Sono sicuro di non sbagliare: temo che i partiti della coalizione non abbiano dato una corretta informazione su come si votava. Bisognava spiegare che prima si doveva fare vincere il presidente, poi pensare alle liste. Invece più di qualcuno deve aver pensato prima ad accaparrarsi voti per il proprio orticello».
Solo cattiva comunicazione, quindi? «Beh, no: l’Alto Friuli è da sempre un territorio difficile per il centrodestra. Consideriamo poi che la frammentazione del centrodestra in questi anni ci ha fatto partire con una base di preferenze molto ridotta dispetto a quella di cinque anni fa. E anzi, il fatto che Tondo e la sua coalizione abbiano battuto con una certa chiarezza il centrosinistra è un dato molto positivo. Su questo territorio - argomenta Cacitti - usciamo a testa alta, sappiamo di avere lavorato bene in questi cinque anni. E lavorare bene vuol dire soprattutto portare avanti quei temi che a volte il cittadino percepisce come contrari ai propri interessi, ma che invece sono lungimiranti e vanno a beneficio di tutti». (ma.co.)
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