E il “governo del cambiamento” la vuole abolire
A pagina 51 del contratto del neonato “governo del cambiamento” firmato da Lega e Movimento 5 Stelle si prevede esplicitamente l’abolizione della tassa di soggiorno. In tutta Italia i comuni che la applicano sono oltre 800. E toglierla potrebbe significare aprire un buco nei loro bilanci. L’obolo, che arriva a un massimo di 7 euro a notte a seconda della struttura e delle diverse decisioni dei sindaci, ha generato nel 2017, secondo le stime dell’Osservatorio sulla tassa di soggiorno di Jfc, 463 milioni a livello nazionale. Stime che nel 2018 potrebbero salire a 507 milioni. Senza la tassa, Roma perderebbe 126 milioni, Venezia 37, Firenze 30, solo per fare qualche esempio. Soldi che, specialmente per i comuni più piccoli, servono a finanziare manifestazioni culturali ed eventi. E se già alcuni sindaci (Pizzarotti a Parma e Merola a Bologna) hanno alzato la voce contro l’idea di eliminare la tassa, c’è anche un fronte di favorevoli, come il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. (g.mod.)
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