E Polidori rispolvera i casinò lanciati anni fa da Gambassini

Per il leghista i nuovi obblighi che entreranno in vigore  nel 2022 non risolveranno il problema ma al contrario  rischiano di aggravarlo

Non solo multe per l’oscuramento delle vetrine e divieto di apertura ai nuovi locali dedicati al gioco d’azzardo, che non rispettano la distanza dei 500 metri dai luoghi sensibili. La legge regionale che regola il settore prevede inoltre che entro il 2020 tutti gli esercizi pubblici, come bar e ristoranti, che non osservavano l’intervallo di spazio da chiese, scuole e banche, ad esempio, già prima che la norma entrasse in vigore, dovranno rimuovere gli apparecchi. Stessa cosa vale per le sale gioco e scommesse, che hanno invece tempo per intervenire fino al 2022. «Si prevede che sia coinvolto quasi il 100% degli esercizi, perché Trieste è fortemente urbanizzata - commenta il vicesindaco con delega alla Polizia locale, Paolo Polidori -. Così non si risolve comunque il problema – afferma con convinzione -. Anzi, si rischia di crearne altri. Basti pensare che, soprattutto i bar piccoli, restano aperti proprio per queste attività. E poi nasceranno situazioni di abusivismo. Non bisogna dimenticare che esiste Internet, dove non si controlla in alcun modo la situazione, con la conseguenza che gli introiti non vanno allo Stato ma vengono persi perché le aziende in questo business hanno sedi in paradisi fiscali. Alla fine i giocatori andranno nei casinò in Slovenia. Invece – ragiona - bisognerebbe riprendere l’idea di Gianfranco Gambassini e della Lega Nord, che pensavano di inserire a Trieste in zona franca i casinò. Bisogna fare una riflessione, perché di mezzo ci vanno dipendenti e famiglie». La sua proposta sarebbe una nuova modifica alla legge: «Rivediamo innanzitutto la questione dei 500 metri».

Sulle evoluzioni del prossimo anno interviene anche il consigliere regionale pentastellato Andrea Ussai. «Io ho già chiesto che i Comuni si preparino per il 2020 – spiega -, perché in altre regioni, dove la norma ha sortito i suoi effetti, si è assistito a minacce e proteste in piazza. In alcuni casi sono state fatte delle proroghe e delle modifiche. Per ora, da quel che so, che l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, competente in materia, non ha intenzione di modificarla».

Utile, in questo caso, sarà alle amministrazioni comunali un report che è stato commissionato dalla Regione Fvg all’Università di Udine: l’ateneo sta cercando di censire il numero di esercizi su tutto il territorio che non rispettano la distanza minima dei 500 metri dai luoghi sensibili. Tra le azioni dedicate all’applicazione della normativa, vista la diffusa negligenza da parte dei Comuni, Ussai inoltre, nella recente manovra di assestamento del bilancio, ha ottenuto «l’obbligo effettivo per i Comuni, a partire da agosto, di inviare annualmente i report sulle azioni svolte per l’applicazione della legge, in modo che la Direzione centrale Salute della Regione possa monitorare il tutto». —

B.M.

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