Ecco chi è Paolo Visintin, il “cacciatore” di bunker

Ha 20 anni, fa parte della Gen Z, studia Scienze politiche e va in mountain bike

Alex Pessotto
Paolo Visintin ha scoperto il bunker più grande risalente alla Guerra Fredda del monte Calvario (Gorizia)
Paolo Visintin ha scoperto il bunker più grande risalente alla Guerra Fredda del monte Calvario (Gorizia)

 

È nato nel 2006. Tuttavia, maturità e pacatezza non sono propriamente quelle di un ventenne. Anche se poi, nel parlare con Paolo Visintin, vengono fuori assonanze con i suoi coetanei, forse a cominciare dallo sport e, in primis, dal ciclismo. Sì, quella per la due ruote è una sua grande passione. E, tra l’altro, l’ha aiutato in maniera significativa nella sua passione principale: quella per la storia, in particolare per quella del territorio. Storia contemporanea, ma anche delle epoche precedenti.

Guerra Fredda nel Goriziano, ragazzo scopre il bunker più grande sul monte Calvario
Alcune immagini dell’interno del maxi bunker scoperto da Paolo Visintin sul monte Calvario e un disegno di come è strutturato su tre piani

Così il ragazzo, non appena ha un attimo di tempo, inforca la mountain bike e parte per esplorare l’area transfrontaliera. La sua meta del cuore? Non ci sono dubbi: il Calvario. Non senza una certa enfasi, lo si potrebbe definire un “cacciatore di bunker”, avendone sul monte (ma anche in altri siti) scoperti, mappati parecchi, record decisamente anomalo per un giovanissimo. Eppure, si nota facilmente che Paolo crede fermamente e fortemente in quello che fa. Di più, non esita a condividerlo, a raccontarlo e a raccontarsi. Al massimo, qualche volta si morde la lingua: sa bene che, qui, di nervi scoperti ce ne sono ancora ed è meglio dire una parola in meno che una in più. Meglio, in sostanza, non rievocare antichi fantasmi, ombre cupe che, sull’attualità, gravano e rischiano di offuscare quei passi in avanti dalla Capitale europea della cultura resi ancor più marcati.

Guerra Fredda, giovane ricercatore scopre il bunker più grande sul monte Calvario (Gorizia)

In sintesi, sembra che Paolo abbia l’arte della diplomazia, coerente con il suo percorso di studi: ora frequenta Scienze politiche all’università di Trieste. Perché non storia, perché non archeologia? «Cercavo qualcosa», risponde, «che mi aprisse sbocchi sul mondo lavorativo e che, un domani, mi fornisse la possibilità di restare vicino a casa. Con storia, con archeologia le cose sarebbe più difficili. E poi, comunque, a scienze politiche posso avvicinarmi a tante materie che mi piacciono».

Elementari in via Palladio, dalle suore Orsoline, medie all’Ascoli e il liceo scientifico Duca degli Abruzzi, dove si è diplomato l’anno scorso, completano il suo percorso, tutto in divenire. E lui sembra non avere fretta di bruciare le tappe, nonostante che già sia stato relatore a qualche conferenza, altra esperienza tutto sommato rara fra i ventenni ma che non lo ha insuperbito per nulla: pur potendo entrare in tecnicismi, pur potendo vantare, per la sua età, una lodevole conoscenza della materia, la testa ce l’ha ben salda sulle spalle, non se l’è montata. Profondità e intelligenza non lo hanno fatto diventare vanitoso. I narcisisti risiedono altrove e c’è da augurargli che continui così.

Sicuramente è stato il padre, farmacista, che gli ha fatto scattare la scintilla: sì, l’attenzione per il passato l’ha presa dal genitore, con lui le prime uscite. E, in ogni caso, in certi posti è meglio non andar da soli, pur potendo contare su un buon senso dell’orientamento. Sul Calvario è andato spesso anche con l’amico Simone Lupi, «ma di conoscenze, in questo settore, ne ho potute fare molte», racconta, citando tra i tanti il presidente del centro ricerche carsiche “C. Seppenhofer”, Maurizio Tavagnutti, che lo ha accolto a braccia aperte, «anche se l’associazione è più interessata alle cavità naturali, io a quelle artificiali».

Quando si tratta della Fanteria d’Arresto, del Patto di Varsavia, della Guerra Fredda, soltanto gli esperti potrebbero muovergli qualche osservazione, perché tanta è la sua dottrina che la gente comune non avrebbe argomenti per ribattere. Conosce il Calvario come i suoi coetanei della cosiddetta generazione Z conoscono altre materie. Non va in discoteca: va a cercare bunker, mentre altri cercano le ragazze. Paolo, però, la ragazza ce l’ha eccome. Non è un addormentato, non vive sulla Luna. Semplicemente, è cresciuto un po’ prima della media.

Cosa farà da grande? Non lo sa ancora. Per il momento, vuole continuare a fare ciò che sta facendo molto bene, anche allargando l’analisi all’antico cimitero di Gorizia: quello della Grassigna, sepolto in parte dall’abitato di Nova Gorica. Già è riuscito a trovare, sul tema, notizie inedite e racconti dimenticati. Un domani, magari, amplierà lo sguardo ad altri territori della nostra storia. Una vita lo attende e lui ha soltanto da viverla.

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