Ecco perché i profughi scelgono di stare a Gorizia

Hanno fra i 18 e i 38 anni. Provengono dalle zone tribali del Pakistan e da diverse aree (non c’è un trend) dell’Afghanistan. Il livello di istruzione è più elevato per i pakistani, così come decisamente buona è la conoscenza della lingua inglese. Gli afghani, invece, hanno un’istruzione medio-bassa. Entrambi rappresentano l’investimento della famiglia allargata: sono gli uomini giovani quelli su cui i genitori e i parenti investono; sono gli uomini più forti quelli che possono reggere l’urto del duro viaggio verso l’Europa. Per arrivare qui e costruirsi una nuova vita lontano dalle guerre hanno speso una cifra variabile dagli 8mila ai 13mila dollari.
L’identikit dei richiedenti-asilo che continuano ad arrivare in città è contenuto nell’interessantissimo report “I barconi dei Balcani”, indagine-pilota condotta dall’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia (Isig). Le interviste ai profughi presenti in città sono state realizzate, con pazienza certosina, dai ricercatori Isig nello scorso mese di maggio al Nazareno e alla mensa di piazza San Francesco. Ne è nato un contributo di conoscenza di assoluta rilevanza che permette di conoscere più da vicino queste persone in cerca di aiuto e di comprendere le loro dinamiche.
La rotta
balcanica
Dalla Turchia inizia il viaggio verso l’Europa. Il più delle volte, i richiedenti-asilo viaggiano su camion o container. La sosta obbligata è la Bulgaria dove vengono raccolte le impronte: i migranti, quindi, vengono raccolti in campi profughi.
«Spesso - si legge nel report - non viene offerta loro l’occasione di fare domanda di protezione internazionale. La polizia di quel Paese ostacola il processo burocratico e molto spesso queste persone vengono indirizzate verso altri Stati europei». Inizia il viaggio verso l’Italia. Perché Gorizia è una mèta privilegiata? Molte volte, queste persone vorrebbero arrivare in centri più grandi ma vengono lasciate qui, lungo l’autostrada Gorizia-Villesse. Ma una volta giunte a Gorizia apprezzano la presenza di una commissione e un «sistema efficiente» di espletamento delle pratiche. Questi sono i migranti che giungono qui “per caso”. Ci sono poi quelli che arrivano in città “per causa”. Gorizia è la porta dell’Europa sulla rotta balcanica. «Poi interviene - evidenzia l’Isig - l’autoregolazione sistemica dell’accoglienza: vista la saturazione nei grandi centri, i migranti vengono re-indirizzati verso centri più piccoli, come Gorizia».
A Gorizia
per scelta
Ci sono, poi, coloro che scelgono espressamente Gorizia. La città viene percepita come tranquilla, tollerante, “che accoglie” ma non “è accogliente”. Molte volte, i richiedenti-asilo percepiscono diffidenza: Gorizia stenta ad aprirsi al dialogo e il termine profughi viene associato a emergenza. «Non sono nè il primo, nè l’ultimo a fare questo percorso - una delle frasi dei profughi -. Ci sarà sempre qualcuno che può darti consigli su come andare avanti». «Gorizia - fanno eco altri migranti - è un posto tranquillo e sicuro, ottimo per presentare richiesta di asilo». «Una volta arrivato a Udine, altri afghani mi hanno detto che sarei potuto andare a Gorizia». «Qui ci sono migliori possibilità di accoglienza in strutture, piuttosto che a Udine».
Secondo altri migranti, «a Trieste è difficile trovare accoglienza. Meglio Gorizia».
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