Irene Revelant guida la svolta di Aidda Fvg: «Basta club elitari, saremo una rete aperta per fare business»

L'intervista alla nuova presidente delle donne dirigenti: il confronto con la Giunta Fedriga, le sfide delle pmi e i progetti con l'Università e i Paesi di confine

L'imprenditrice friulana Irene Revelant
L'imprenditrice friulana Irene Revelant

«Non puoi diventare qualcuno che non puoi vedere». Una frase che funziona come un motto, ed esprime le tante sfaccettature della mission di Aidda, l’associazione delle imprenditrici e delle donne dirigenti di azienda, che, da febbraio, ha una nuova presidente regionale: Irene Revelant. Imprenditrice e professionista delle lingue con una formazione internazionale maturata tra Cambridge, Vienna e Düsseldorf, eclettica ed energica, Revelant è molte personalità insieme: nel 1985 ha fondato Business Voice Srl, società specializzata in formazione linguistica, traduzione e interpretariato, affiancando all’attività professionale diversi incarichi istituzionali tra Manzano, Udine, Cividale e il Buttrio calcio, di cui è stata presidente.

La sua presidenza intende indirizzare l’Aidda su un nuovo corso: cioè?

«Quando sono arrivata alla guida dell’associazione mi sono resa conto che aveva assunto un’impostazione un po’ elitaria: non siamo un Rotary o un Lions e non vogliamo essere percepite come un club, ma come una rete imprenditoriale di alto livello. Siamo un’associazione più moderna, aperta e concreta, e lo dimostra il fatto che, con questo nuovo approccio, tante nuove imprenditrici si sono fatte avanti per entrare a far parte dell’Aidda Fvg. Un aspetto che tengo a sottolineare: io sarò in carica per tre anni, non mi interessa restare decenni a scaldare la poltrona. Se qualcuna dopo di me vorrà proseguire questo nuovo corso, ne sarò felice».

Quali sono gli obiettivi dell’associazione?

«Vogliamo creare occasioni di confronto, di business e di crescita. È importante favorire lo scambio di informazioni tra chi fa impresa ogni giorno, sfruttando le diverse competenze, e costruire rapporti con le istituzioni. A certi livelli non conta il colore politico di chi governa: conta avere interlocutori con cui dialogare per fare proposte e contribuire allo sviluppo del territorio. In questo contesto, una delle prime azioni che abbiamo compiuto è stata incontrare il presidente Fedriga e gli altri rappresentanti della Regione: non siamo andate a chiedere contributi, ma a mettere a disposizione le competenze delle nostre associate. Il presidente ci ha chiesto di presentare proposte concrete, ad esempio sulla semplificazione burocratica, e proprio questo vogliamo fare: creare un gruppo di lavoro capace di elaborare idee utili per le imprese».

Quali difficoltà incontrano le imprenditrici oggi?

«Oggi non parlerei più di difficoltà delle imprenditrici, ma delle imprese in generale. Si tratta infatti di un compito sempre più complesso: aumentano gli adempimenti burocratici, gli obblighi, i costi e diventa sempre più difficile per una piccola o media azienda essere competitiva sul mercato. Per questo vediamo tante realtà entrare in gruppi più grandi: l’ultimo caso è quello di Coram, recentemente entrata a far parte del Gruppo Bianalisi. Quest’evoluzione può offrire nuove opportunità, ma è il segnale di un cambiamento profondo del nostro sistema produttivo. L’aspetto della burocrazia non è trascurabile e pesa enormemente: spesso le regole vengono pensate senza distinguere tra le imprese grandi e quelle piccole, che non hanno le stesse risorse per affrontare costi e adempimenti. È uno dei temi su cui vogliamo portare proposte concrete alla Regione».

Ma non è l’unico aspetto che vi sta a cuore.

«Mentre la nuova presidenza nazionale sta rafforzando i rapporti istituzionali, tanto che a novembre saremo al Parlamento europeo, a livello regionale, invece, vogliamo costruire relazioni con Slovenia e Austria, seguendo l’esempio di altre delegazioni che da anni collaborano con i Paesi confinanti. Parallelamente stiamo lavorando con l’università di Udine e Federmanager a un percorso estivo con crediti formativi che porterà gli studenti dentro le aziende guidate da imprenditrici, per mostrare ai giovani esempi concreti di leadership femminile».

Come pensa di rafforzare la rete dell’imprenditoria femminile?

«Creando occasioni per incontrarsi e fare squadra, aspetto ancora difficile, soprattutto tra le donne più mature, spesso molto competitive. A febbraio 2027 faremo un Be to Be con l’Aidda del Veneto, le nostre vicine di casa. Le abbiamo invitate a Spilimbergo, visiteremo la scuola dei mosaicisti – rendendo così l’incontro un’occasione di promozione del territorio – e poi imposteremo le presentazioni come una specie di “speed dating” a rotazione, superando la formula delle presentazioni singole, troppo “ingessate”. Sarà una giornata per conoscersi e scambiarsi i contatti, superando quel senso di vergogna che spesso provano le donne che fanno business: tendono a nascondersi, come se considerassero quell’attività poco elegante».

Che cosa consiglierebbe a una ragazza che sogna di diventare imprenditrice?

«Partendo dal presupposto che sono gli stessi consigli che darei a un ragazzo – non credo esista un management al femminile contrapposto a quello maschile, ciò che conta non è il genere ma la competenza –, fare impresa oggi richiede coraggio, passione e una forte propensione al rischio. Non è una scelta semplice, perché significa assumersi responsabilità enormi e spesso sacrificare molto della propria vita personale. Però, se hai un’idea in cui credi davvero e sei convinta della tua visione, vale la pena provarci. Tante volte le persone ti diranno che non funzionerà: è successo anche a me, e proprio quelli che mi dicevano che il mio servizio non sarebbe stato utile sono poi diventati i miei primi clienti».

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