Effetto Debora a Udine, Honsell spera

Serracchiani vince in città con uno scarto del 6% ma il centrodestra è avanti. Oggi lo spoglio per Comune e Provincia
Di Marco Ballico
ANTEPRIMA Udine Tolmezzo 12-03-2008 la destra si presenta a udine-Foto TURCO
ANTEPRIMA Udine Tolmezzo 12-03-2008 la destra si presenta a udine-Foto TURCO

TRIESTE. Debora Serracchiani, a Udine città, batte Renzo Tondo di 6 punti percentuali: sarà l’effetto Honsell? Ma, appena ci si sposta al confronto tra coalizioni, ecco la sorpresa. Il centrodestra è avanti di oltre un punto e mezzo: dov’è l’effetto Honsell? E’ il dilemma che accompagnerà fino a oggi i protagonisti della corsa al municipio di Udine, un obiettivo che Forza Italia prima e Popolo della libertà poi falliscono da vent’anni. Nel capoluogo friulano la nuova presidente della Regione stacca Tondo di quasi 3mila voti. In percentuale la differenza è altrettanto netta: 43,4%-37%. Al terzo posto, molto lontano, c’è Saverio Galluccio (17,8%), più di quattro punti sopra il risultato di lista del Movimento 5 stelle (13,7%). A dare qualche speranza al centrodestra in vista dello scrutinio odierno del voto in città è però il 43% a 41,35%, lieve vantaggio nei confronti del centrosinistra. Al 19,6% del Pdl, la coalizione a sostegno di Tondo somma il 9,1% della civica Autonomia responsabile, il 5,5% della Lega Nord, il 5,1% dell’Udc, il 2,5% de La Destra e l’1,1% dei Pensionati. Di qui le speranze di Adriano Ioan di portare la sfida con l’ex rettore almeno al ballottaggio: sarebbe già un successo per chi è entrato in campagna elettorale da poche settimane. «La nostra coalizione risulta in leggero vantaggio, ribaltando ogni previsione e ogni precedente risultato, raddoppiando la propria percentuale rispetto alle ultime politiche – sottolinea il candidato del centrodestra». Che cosa può essere successo e che cosa potrà emergere, oggi, dalle urne udinesi? «Le liste civiche – prosegue Ioan – si dimostrano uno strumento importante per aggregare parti della società al di là dei partiti. Indipendentemente dalle coalizioni vengono premiate le persone, dunque il voto disgiunto diventa un’opzione ulteriore per l’elettore». Ogni partita, nazionale, regionale, comunale, continua Ioan commentando il voto in Friuli Venezia Giulia, «è una partita a sé e i cittadini decidono in base a una valutazione specifica che è basata soprattutto sulla scelta del candidato presidente o sindaco. Data la drammaticità economico-sociale della situazione anche nella nostra regione, spaccata a metà, e alla luce del lieve margine che divide i due candidati governatore, è evidente che si dovrà perseguire, sulle scelte strategiche, la più ampia convergenza possibile in nome della condivisione. Se questo risultato si dovesse ripercuotere anche in comune, varrebbe lo stesso principio di correttezza istituzionale. Al di là del giudizio di merito, prevale la volontà di cambiamento». Honsell, al contrario, non si espone. Ma sottolinea il dato dell’affluenza che ha fatto registrare ben dieci punti percentuali in più a Udine (60,76%) rispetto alla media regionale (50,48%): «E’ un dato netto e significativo che indica che c’è un forte senso civico nella nostra città e che forse la politica non si è ancora alienata completamente dalle persone, ma ha saputo ritrovare qui autorevolezza e un legame con i cittadini molto più che altrove, nonostante il generale momento di forte disaffezione». Se ci sarà o meno il ballottaggio lo decideranno in qualche modo anche gli altri 4 contendenti per il Comune di Udine. Con il grillino Paolo Perozzo corrono Carletto Rizzi per la sinistra, Antonio Miclavez, dentista anticasta, e Flavio Cavinato del Blocco Civico. Più facile, per l’uscente Pietro Fontanini, la partita delle provinciali. Mancano infatti i grillini e il presidente leghista si dovrà difendere presumibilmente solo dal candidato del centrosinistra, il segretario provinciale del Pd Andrea Simone Leruzzi. Gli outsider sono Massimo Brini di Un’Altra Regione e Federico Simeoni del Front Furlan. Ce la facesse, Fontanini confermerebbe il successo del 2008, quello che non è riuscito a Tondo. Legittimo che, fino al conteggio di oggi, il presidente del Carroccio, anche scaramanticamente, preferisca evitare i pronostici. Tornando al voto regionale anche Pordenone si ritrova sotto l’influsso di un sindaco, sia il precedente Sergio Bolzonello, sia quello in carica, Claudio Pedrotti. In una provincia che vede il centrodestra avanti, Serracchiani prevale infatti nel capoluogo con la stessa distanza, più o meno, di Udine: finisce con il 43,3% contro il 36,9% di Tondo. Galluccio è ancora una volta terzo con il 18,4%. E le coalizioni? Il centrosinistra guida con il 44,9%, il centrodestra si ferma al 39,8%, il Movimento 5 stelle è al 14,2%.

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