Emerse irregolarità nel locale Al Fortino titolare condannata

aquileia

La notte tra il 26 e il 27 agosto 2017, il blitz di carabinieri e polizia amministrativa alla discoteca “Al fortino” di Aquileia aveva accertato il rispetto dei limiti di capienza imposti dalla legge. Ma era bastata una ricognizione al locale e alla sua documentazione, per rilevare comunque una serie di irregolarità in materia di sicurezza. Le stesse per le quali Angela Marchesan, 68 anni, di Grado, in qualità di allora legale rappresentante della “Nord Est gestioni srl”, e Milos Milosevic, 36 anni, serbo residente a Cervignano, che nel locale lavorava come buttafuori, si erano ritrovati a processo.

La vicenda si è chiusa ieri, almeno per quel che riguarda il primo grado di giudizio, con la condanna della titolare a 1 mese e 10 giorni di arresto per il delitto di apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento e a 400 euro di multa per l’ulteriore accusa di non avere aggiornato il certificato di prevenzione incendi (pene sospese con la condizionale). La sentenza è stata emessa dal giudice di Udine, Nicolò Gianesini. Il pm onorario Luca Spinazzè aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati a 500 euro di ammenda l’uno. Milosevic, cui si contestava in concorso solo la prima ipotesi, per mancata osservanza delle prescrizioni dell’Autorità a tutela della pubblica incolumità, appunto come addetto ai servizi di sicurezza, è stato assolto. Era difeso dall’avvocato Ettore Romagnoli, di Monfalcone. E per una sentenza assolutoria si era espresso anche l’avvocato Pierluigi Fabbro, pure di Monfalcone e che nel procedimento assisteva Marchesan, portando argomenti difensivi su entrambi i fronti. Quanto alle violazioni in tema di sicurezza, ossia alla presenza di due porte adibite a uscita di sicurezza del giardino chiuse con chiavistelli e, quindi, «non utilizzabili in caso d’incendio», di un’altra porta di sicurezza ostruita da rovi e alla mancata revisione semestrale per gli estintori, il legale ha spiegato come le prime due uscite fossero state bloccate su richiesta dei carabinieri, giunti prima della polizia che ne aveva poi contestato la chiusura, e come l’altra porta si trovasse nella parte coperta del locale chiusa d’estate. Rispetto al certificato antincendi, il difensore ha osservato come si trattasse di una «mancanza documentale», cui la titolare aveva rimediato un paio di giorni dopo, e non invece di un problema tale da richiedere interventi. Scontato l’appello. —

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