Esodo e foibe sdoganate ufficialmente da Vecchiet

RONCHI DEI LEGIONARI. È stata la prima volta per l’amministrazione comunale ufficialmente impegnata nell’organizzazione di una seppur piccola cerimonia. Ronchi dei Legionari ha celebrato ieri il...
Bonaventura Monfalcone-11.02.2017 Cerimonia per la giornata del ricordo-Ronchi dei Legionari-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-11.02.2017 Cerimonia per la giornata del ricordo-Ronchi dei Legionari-foto di Katia Bonaventura

RONCHI DEI LEGIONARI. È stata la prima volta per l’amministrazione comunale ufficialmente impegnata nell’organizzazione di una seppur piccola cerimonia. Ronchi dei Legionari ha celebrato ieri il Giorno del ricordo, dedicato all’esodo dall’Istria e alla vittime delle foibe, con la deposizione di un mazzo di fiori al piazzale dedicato proprio ai martiri delle foibe. Un momento importante, alla presenza della giunta al completo, di molti consiglieri comunali, di Spartaco Ghersi, in rappresentanza dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e dei labari delle associazioni combattentistiche e d’arma.

Il fenomeno dell’esodo toccò da vicino anche Ronchi dei Legionari, in quanto ben 233 famiglie, circa 700 esuli, decisero di stabilirsi allora sul territorio comunale. «Questa è anche la nostra storia. Una storia, la nostra, di una terra di confine, su cui gravava - le parole del sindaco Livio Vecchiet - un groviglio di interessi di espansione territoriale da parte jugoslava, in parte supportati da alcuni partiti, dall’altra parte quella angloamericana che aveva l’interesse geopolitico di creare uno stato cuscinetto tra l'Italia e gli interessi sovietici. Anche su tutto questo bisognerebbe contestualizzare la storia di allora». Si ricorda, ma si lancia anche un monito. «Vogliamo e dobbiamo ricordare - aggiunge il sindaco - che non esiste giustificazione sul dramma umano che hanno subito le popolazioni di allora. Le rappresaglie sulla popolazione inerme, le foibe, l’esodo sono state politiche di pulizia etnica, di annullamento culturale vergognose. Il terrore del disegno annessionistico slavo, anche a 70 anni di distanza, non deve essere dimenticato, come noi non dobbiamo mai dimenticare delle pagine buie della nostra storia. Oggi, per fortuna, il clima è cambiato. Nella vicina Istria e in parte della Dalmazia sono rinate le comunità italiane, sono rinate le scuole ad insegnamento italiano, la cultura italiana è stata nuovamente tirata fuori dai cassetti. La scuola, la cultura ed i giovani devono essere il ponte che ci lega al passato che non dobbiamo dimenticare, ma devono contemporaneamente farci guardare ad un futuro dove quanto accaduto non possa mai più ripetersi».

Venerdì una cerimonia si era svolta a Fogliano Redipuglia, a cura della Lega Nazionale e del Comune, mentre nulla è stato fatto a San Canzian, Staranzano e Turriaco. A San Pier d’Isonzo il professor Franco Cecotti, uno dei massimi esperti sul dramma delle foibe e dell'esodo, è stato il relatore della conferenza “Il tempo dei confini 1914 1954. Alto Adriatico tra guerre e violenze”. Cecotti è un ex insegnante che ha collaborato con il ministero dell’Istruzione in diversi corsi di formazione in didattica dell storia. (lu.pe.)

Riproduzione riservata © Il Piccolo