Esplode la rabbia sui social network

La rabbia scoppia sui social network. Fin dalle prime ore di ieri mattina la notizia dell’aggressione a Raul rimbalza sulle pagine Fb di moltissimi triestini. Il primo a riprendere l’articolo apparso sul “Piccolo” è il campione di pugilato Fabio Tuiach che, denunciando quella che a suo avviso è una difficile convivenza con gli stranieri, si erge a portavoce del malessere cittaadino. «Mi sono svegliato con il pianto a dirotto di mia moglie che ha letto del suo amico d’infanzia picchiato a sangue da quattro stranieri anche mentre era a terra. Io la sera resto a casa con la famiglia ma - scrive il pugile - mi sarebbe piaciuto affrontare questa gente. Che futuro ci sarà per Trieste e i nostri figli? Questi sono probabilmente gli stessi che terrorizzavano i Topolini ma per molti erano solo ragazzini». Non è così, stando alle indagini non c’è alcun legame tra il pestaggio dell’Ausonia e i giovanissimi di Barcola, ma il messaggio postato da Tuiach, già nel primo pomeriggio di ieri, viene condiviso da 250 persone, raccoglie oltre 200 commenti e quasi 500 like. «La politica deve svegliarsi e fare qualcosa. Da un lato ci sono le istituzioni che minimizzano e dall’altro c’è la polizia che ha pochi mezzi e non può tenere a vista tutti i luoghi caldi della città: così noi siamo in balia di noi stessi» afferma il pugile. Non risparmiando i buttafuori: «Ma come non sono stati in grado di placare una rissa? Come mai non sono intervenuti da uomini prima che da buttafuori? Ho fatto anche io questo lavoro ma basta essere civili per non restare a guardare mentre quattro persone picchiano un ragazzo».
Mauro Neri, in risposta al messaggio del pugile, riferisce che una settimana fa il figlio «è stato aggredito da una banda di kosovari in via Pascoli e, sfigurato, è rimasto a casa una settimana». «La scorsa settimana - scrive Ricky Tredici - c’è stata una rissa in via Torino con bottiglie rotte e un uomo tenuto a terra tenuto per la gola impedendogli il respiro». Emanuele Benedetti rivolge un appello direttamente al sindaco: «Caro sindaco Cosolini, non è ammissibile che un ragazzo di 35 anni venga assalito di sera da un gruppo di teppisti dell’Est. Ci vogliono sicurezza, polizia e controlli. Non vasi in via Mazzini o una nuova piazza in Ponterosso rosso».
Nel mirino dei social finiscono anche i buttafuori accusati da chi era presente di non essere intervenuti: «I buttafuori devono essere italiani - propone Giorgio Degrassi - altrimenti questa gente, quando crea problemi nei locali, viene protetta». Molti messaggi invocano l’organizzazione di un servizio di controllo fatto dagli stessi cittadini. «Dobbiamo organizzare le ronde il fine settimana e poi scrivere al Prefetto - suggerisce Denis Milocchi - per spiegare che lo facciamo per noi, per i nostri figli e per questa città è che i responsabili di questo sistema sono loro». E intanto un gruppo nato proprio su Facebook, “Trieste United Security”, ha già assoldato un gruppo di volontari che da giorni effettua una forma di controllo sul territorio segnalando eventuali emergenze.(l.t.)
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