Evasione fiscale, Daneu verso il giudizio

Tasse non pagate per oltre 900mila euro. Ma anche un vorticoso giro di fatture tra società finanziarie e di leasing aperte solo per consentire dal punto di vista formale la maxi evasione fiscale. Nei guai è finito Edoardo Daneu, 58 anni, albergatore e gestore fino a qualche tempo fa dell’omonimo albergo in strada per Vienna a Opicina. Per reati minori è sotto accusa Stefano La Fata, 57 anni, già funzionario di Allianz.
Il pm Lucia Baldovin, il magistrato titolare del fascicolo, ha chiuso formalmente le indagini preliminari e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio dopo aver definito gli ultimi adempimenti. Il provvedimento che è stato notificato nei giorni scorsi, ha fatto seguito, per quanto riguarda la posizione di Daneu, al suo interrogatorio avvenuto poche settimane fa davanti al pm Baldovin in presenza del difensore Andrea Frassini e al deposito contestuale di nuova documentazione sulla complessa vicenda finanziaria. Documentazione che al momento è ancora sotto esame.
La vicenda è iniziata nel 2008 quando, così risulta dalle indagini della Guardia di finanza, Edoardo Daneu aveva ceduto a una società finanziaria la proprietà dell'albergo di Opicina. Successivamente la stessa società finanziaria ha affittato lo stesso albergo di Opicina a una società riconducibile, secondo la Finanza, a Daneu. Insomma una sorta di gioco delle tre carte che aveva, secondo l’accusa, consentito di far “risparmiare” all’imprenditore l’Iva per oltre 180mila euro.
Non solo: dagli accertamenti degli investigatori è anche emerso che la società di Daneu che aveva ceduto la proprietà dell’albergo di Opicina non aveva presentato la dichiarazione fiscale nel 2008, anno della vendita alla società finanziaria, per un ammontare di oltre 900 mila euro, come è stato rilevato dai conteggi successivi dell'Agenzia delle entrate. La condotta da parte di Daneu, osserva il pm Baldovin, è consistita esclusivamente nel costituire dal punto di vista formale la nuova società per addebitare in maniera fraudolenta i costi del canone e della cessione dell’azienda. Insomma, per dirla con parole semplici: un modo sofisticato di evasione fiscale. Accusa che l’ex albergatore però ha sempre respinto attribuendo le sue decisioni alle difficoltà economiche provocate dalla crisi.
Nel giugno dello scorso anno era scattato a carico dell’ex proprietario dell’albergo di Opicina un decreto di sequestro preventivo per equivalente della somma che si presume, da parte dell’Agenzia delle entrate, sia stata evasa. Esattamente 907mila 500 euro.
A notificarlo erano stati i finanzieri del Gruppo Trieste che, da quanto si è saputo, non sarebbero però riusciti ad applicarlo per l'interezza della somma, non certo di poco conto. I militari infatti avevano potuto sequestrare complessivamente una cifra molto più bassa di quanto disposto dal giudice. Nell'ambito del patrimonio sequestrato erano finiti anche due appartamenti in via degli Alpini a Opicina.
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