Ex Cotonificio chieste condanne per quasi 5 anni
Tutti i cinque imputati sono responsabili della mancata bonifica dall’amianto nell’area dell’ex cotonificio di Piedimonte e quindi vanno condannati: questa la richiesta del pubblico ministero Valentina Bossi al termine della requisitoria che ha anche quantificato le pene. I tre funzionari dell’Ass - Tina Zanin, Graziano Olivo e Gianluca Procino - imputati di falso la richiesta è di 14 mesi di reclusione e per i due funzionari comunali - Clara Sgubin e Dario Jacobucci - imputati di omissione d’atti d’ufficio a 8 mesi. Complessivamente le condanne chieste ammontano a 4 anni e 10 mesi di reclusione.
La pubblica accusa ha sostenuto che i dirigenti dell’Azienda sanitaria erano a conoscenza della situazione in cui si trovava l’ex cotonificio e i documenti sottoscritti riportano fatti palesemente falsi. Per quanto riguarda i due funzionari comunali avrebbero omesso di emettere un idoneo provvedimento in grado di mettere in sicurezza l’area.
I difensori dei tre imputati - gli avvocati Riccardo Cattarini per i tre funzionari dell’Ass, Livio Lippi per Jacobucci e Francesco Donolato per la Sgubin - hanno chiesto l’assoluzione per propri assistiti non ravvisando nel loro comportamento una condotta omissiva. Il collegio dei giudici (presidente Trotta, a latere Marani e Russo) ha rinviato il processo al prossimo 2 maggio per le repliche e il pronunciamento della sentenza.
L’inchiesta sull’amianto presente nell’ex Cotonificio di Piedimonte era partita da un esposto alla Procura della Repubblica presentato nel 2009 dal presidente del Consiglio di quartiere, Walter Bandelj. L’esposto faceva seguito a una serie di segnalazione che già nel 2006 lo stesso Bandelj aveva inviato al Comune. Nel dossier il presidente del Circoscrizioni sosteneva che nell’area dell’ex Cotonificio ci fossero ben 15mila metri quadrati di eternit mai rimossi. In particolare l’amianto si trovava nei complessi prospicienti all’Isonzo. Di sei campioni prelevati nell’ex comprensorio industriale ed esaminati dall’Ass, cinque risultavano contenere dell’amianto.
Una prima ordinanza per la rimozione della fibra-killer era stata emessa nel giugno 2006 dall’ex sindaco Vittorio Brancati che aveva dato alcuni mesi ai proprietari per bonificare l’area industriale. L’ex sindaco rendeva noto ai proprietari che, se ciò non fosse accaduto entro i termini fissati, il Comune avrebbe provveduto alla bonifica e si sarebbe fatto risarcire la spesa. Ma quella prima ordinanza venne inviata alla Makotex, società che risulta fallita due anni prima. La curatela fallimentare, informata del fatto, aveva spiegato di non essere mai stata in possesso dell’area incriminata, che era nel frattempo era passata un’altra società, la Panda Elsi srl. Ma questa società non risultava intavolata nel libro fondiario e che non forniva alcuna risposta. Una groviglio di situazioni tecnico-burocratiche non di fatto avevano creato un impasse nella bonifica di un’area, indubbiamente abbandonata e dove il pericolo per le persone era ben presente, anche perché mancanza una recinzione che impedisse agli estranei di entrare.
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