Export Fvg, spinge l'effetto cantieri ma la risalita sarà lenta

Dopo la forte flessione dovuta alla pandemia le attese sono per una ripresa intorno al 7% in linea con il dato nazionale. I settori sui quali puntare

TRIESTE In un contesto in cui l’export italiano ha registrato nel 2019 una crescita del 2,3%, attestandosi a 476 miliardi di euro, e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%, con un saldo positivo della bilancia commerciale di 53 miliardi, le vendite estere delle imprese del Friuli Venezia Giulia sono state pari a 15,4 miliardi, 117 milioni in meno rispetto all'anno precedente (-0,8%). I dati sono contenuti nel Rapporto sul commercio estero “L’Italia nell’economia internazionale” realizzato dall’Agenzia Ice in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Bocconi e Politecnico di Milano, un documento che contiene anche le previsioni sul 2020, anno che, causa pandemia, vedrà le esportazioni nazionali chiudere in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno.

La ripresa degli scambi mondiali, sottolinea il Rapporto, sarà guidata dall’aggregato dei mercati emergenti dell’Asia, Cina in testa, aree in cui il maggiore utilizzo dell’e-commerce potrebbe diventare strutturale, agendo da volano per gli scambi, soprattutto nell’ambito dei beni di consumo. In Fvg l'ultimo trimestre 2019 ha registrato una importante dinamica positiva (+17,7% rispetto allo stesso periodo del 2018), dovuta alla variabilità caratteristica del settore della cantieristica navale, che ha quasi compensato l'andamento negativo dei primi nove mesi dell'anno. Il valore annuale delle vendite estere regionali, pur attestandosi su livelli molto elevati, segna comunque una battuta d'arresto dopo un quinquennio di espansione. La fotografia italiana sul 2019, al contrario, evidenziava un export in ottimo stato di salute. «Un risultato importante – afferma il presidente dell’Ice Carlo Ferro – perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale Usa-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall’Europa e confusi nell’incertezza su tempi e termini della Brexit».

Anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi: +4,7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina. Con il Fvg al -1,3% da gennaio a marzo, Istat informa però del rapido cambiamento anche nel Paese: da gennaio a maggio siamo al 16% di caduta tendenziale, ma con un +35% da aprile a maggio, primo segno di ripresa delle attività produttive dopo il “lockdown”. Secondo Ice, decisa a supportare nella sua attuazione il Patto per l’Export voluto dal ministero degli Affari esteri, l’Italia tornerà ai livelli del 2019 solo nel 2022.

«Superata l’emergenza – sostiene ancora Ferro – prevarranno l’eccellenza del made in Italy e il riconoscimento della qualità dei nostri prodotti, perché tutti nel mondo amano l’Italia, ambiscono al suo stile di consumo e apprezzano il fascino della combinazione di storia-cultura-territorio». Dal punto di vista delle categorie merceologiche, i cali più importanti nel 2020 sono previsti nei mezzi di trasporto, con l’import mondiale di autoveicoli e moto in contrazione del 16% a prezzi costanti e una domanda globale di cantieristica in forte flessione (-12%). Il ridimensionamento potrà essere più contenuto nei settori meno ciclici e favoriti nel paniere di spesa associato all’emergenza, quali la chimica farmaceutica (-9,6%), l’alimentare e bevande (-10,6%), con una forte contrazione della domanda del canale Ho.Re.Ca, e elettronica ed elettrotecnica (- 10% circa). —


 

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