Fallimento “Fenice”: librerie in crisi ma Ubik lancia la sfida

Tutti a Trieste lamentano un calo del fatturato. «La gente non ha soldi, non compra più gli illustrati». Si smarca Lovat
Silvano Trieste 22/10/2009 Apertura Libreria Lovat, non al pubblico
Silvano Trieste 22/10/2009 Apertura Libreria Lovat, non al pubblico

Non c’è solo il caso doloroso e clamoroso della libreria Fenice con il tracollo del grande patrimonio culturale creato dalla famiglia Zorzon che in precedenza aveva portato alla chiusura della Joyce in Stazione centrale e della storica Svevo in Galleria Rossoni, ma anche la recente nuova resa della Bancarella a San Giacomo che aveva seguito di poco la chiusura della piccola libreria di piazza Goldoni. Per una nuova libreria che apre, la Ubik in Galleria Tergesteo, sono di più quelle che alzano bandiera bianca.

«Siamo dinanzi a una crisi generale che sta colpendo in tutta Italia le librerie indipendenti, cioè che non sono legate a una grande casa editrice, le quali o chiudono o diventano franchising di catene nazionali o internazionali - commenta Tommaso Contessi, uno dei soci della Minerva di via San Nicolò - il periodaccio per noi è incominciato nel 2010 con il perdurare della crisi innescatasi un paio d’anni prima. La causa non tanto gli e-book dal momento che l’Italia è anche informaticamente abbastanza arretrata, quanto l’effettiva minore disponibilità di denaro da parte della gente e poi il fatto che negli ultimi anni i libri si possono acquistare nei supermercati, negli autogrill, nella grande distribuzione e anche sul web. Conseguenza è stata che qualche categoria di libri, una su tutte gli illustrati che costano di più, non si vendono proprio. Per resistere anche qui a Trieste dobbiamo quasi letteralmente stare in trincea».

In via Oriani in una zona fuori dalle recenti rotte dello shopping triestino, come e più di quanto lo fosse la stessa Fenice, resiste dal 1997 la libreria “Nero su bianco”. «Vogliono convincerci che non siamo centro, eppure urbanisticamente lo siamo - afferma Sergio Micoli, uno dei soci proprietari - qui davanti ogni giorno passano fiumane con migliaia di persone, molte di più che in corso Italia, ma non si fermano. La zona non viene valorizzata e tutte le vie laterali sono state abbandonate anche dai negozi, quel che è sicuro però è che l’affitto che pago non è certamente da periferia, ma da centro centro. In quest’area ci sono molto immigrati stranieri - continua Micoli - ma comprano soltanto libri di scuola per i figli e del resto siamo l’unica libreria triestina dove i testi scolastici si trovano 360 giorni all’anno. Gli italiani sono un popolo che continua a leggere molto poco. È crollata soprattutto la vendita dei saggi politici, perfino di libri su Grillo ne ho venduto solo una copia». Cosa comprano allora i triestini? «I Newton compton, romanzi e saggi brevi che vengono messi in vendita al prezzo di 99 centesimi. Non solo la loro spesa si ferma lì, ma chiedono addirittura il confezionamento di pacchetti regalo. Ben che vada vendiamo romanzi classici a 9,90, massimo 11,90 euro. Resistiamo cercando di stare vicini ai clienti e rinunciando anche ai nostri stipendi».

Su un’isola felice sembra invece sorgere la libreria Lovat al terzo piano dello stabile dell’Oviesse in viale XX settembre. «La nostra proprietà che ha sede a Villorba - spiega Leonardo Mezzoprete, responsabile del negozio di Trieste - si basa su un concetto anglosassone della libreria: luogo di aggregazione e socialità come avviene in Inghilterra e negli Stati Uniti». Alla Lovat ci sono il bar, i giornali, i divanetti, le conferenze, gli spazi e i laboratori per i bambini. «Abbiamo aperto nell’ottobre 2009 - racconta Mezzoprete - e ci siamo ben presto accorti che a Trieste il libro è un prodotto che tiene botta. Non conosco i fatturati dell’azienda, ma da quanto percepisco le vendite negli ultimi due anni non solo non sono calate, ma sono addirittura in leggero aumento. È vero che i libri illustrati vanno bene solo sotto Natale, ma si vende tantissima saggistica di attualità e di filosofia. Quanto ai libri di storia locale siamo rimasti addirittura impressionati: sono un autentico pallino dei lettori triestini».

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