Fango sui fondali del porto dragaggio non rinviabile

Scavare il porto è diventata una priorità sia per la sicurezza della movimentazione delle “batele” e motoscafi e sia per l’immagine ambientale e turistica dell’Isola dato che il mandracchio è incastonato nel cuore della città. In particolar modo in due punti, nella zona fra piazza Marinai d’Italia e riva San Vito e poi lungo riva Camperio, angolo con via Manzoni.
In quelle due zone ci sono degli scarichi e i fanghi che si sono addensati stanno causando problematiche non da poco, compresi odori sgradevoli, soprattutto quando c’è la bassa marea.
Che ci sia la necessità di scavare tutto il porto di Grado lo si dice da tanti anni, ma è un problema di difficile soluzione.
Intanto l’inderogabile urgenza riguarda questi due punti e anche un tratto dinnanzi al mercato ittico. Il Comune ne è a conoscenza e anzi, come spiegano il sindaco, Edoardo Maricchio, e l’assessore all’Ambiente, Emiliano Gordini, hanno provveduto a chiedere l’intervento della Regione già un paio di mesi orsono.
«E’ la prima cosa – dice Maricchio – che andrò a chiedere anche alla nuova presidente della Regione, Debora Serracchiani, alla quale presenterò a ogni modo anche un elenco di alcune altre problematiche che interessano Grado. «L’urgenza è però quella del dragaggio del porto».
Ma non è così facile. Prima di procedere all’eventuale dragaggio è necessario verificare la tipologia dei fanghi che ci sono per poter capire dove possono essere smaltiti.
Il costo dell’operazione si può calcolare tra i 350 e i 400mila euro.
«Le criticità – precisa l’assessore all’ambiente, Emiliano Gordini - interessano solo alcuni punti del porto; in altre zone la profondità è buona. Si va dai 2 metri ai 4 metri nella zona centrale».
Che il porto abbia la necessità di essere in ogni caso dragato completamente deriva anche dal fatto che sul fondo si può davvero trovare di tutto, biciclette comprese. Solo che per arrivare a questa operazione ci sarebbe probabilmente la necessità di attuare un’operazione di svuotamento del porto creando all’imboccatura uno sbarramento. Intervento non solo complicato e costoso, ma da effettuare probabilmente in periodi di scarsa affluenza di persone.
Per intanto la speranza è che si risolvano almeno le emergenze alle quali dovrà poi venire, una volta per tutte, deciso di creare un servizio di pulizia del materiale che galleggia e che in certe giornate, quando la marea spinge all’interno, lo si nota in gran quantità.
Il riferimento è per il materiale che giunge dall’esterno ma non manca nemmeno quello gettato, talvolta volontariamente, da passanti, da diportisti e pescatori. Oggi la pulizia del porto viene fatta volontariamente e spontaneamente all’incirca una volta al mese, come precisa il presidente Andrea Rocco, dai soci della Lega Navale che hanno in concessione parte degli ormeggi del mandracchio. Ma non spetta sicuramente a loro e la pulizia dovrebbe essere pressoché continua, come del resto avveniva in anni passati.
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