Fantoni: «Significa che lavoriamo bene»

Illy: «Riconoscimento alla città della scienza». Dipiazza: «Un grande orgoglio»
TRIESTE
Stefano Fantoni, il direttore della Sissa, è un fisico. E da scienziato, il suo primo pensiero va al lavoro personale di Filippo Giorgi: l’impegno di un italiano che vive e lavora a Trieste, al Centro di fisica teorica. Quell’impegno che ha permesso di far giungere in città, in regione, un frammento del Nobel per la pace. E allora «il merito è di Giorgi in primis», sottolinea Fantoni commentando l’assegnazione del Premio all’Ipcc nel cui board siede Giorgi.


Ma poi, «stordito e felice» per la notizia che i giornalisti gli riportano, ecco, «significa che qui a Trieste stiamo facendo bene», aggiunge. Il merito personale di uno scienziato e l’orgoglio per un risultato che conferma quanto quella di Trieste sia una realtà scientifica di eccellenza: una realtà di cui questo Premio, come sottolinea il rettore dell’Ateneo cittadino Francesco Peroni, «favorisce una consapevolezza collettiva» spesso opaca. Sono questi due dei temi ricorrenti nelle dichiarazioni che da Trieste arrivano a commentare la notizia del Nobel. E infatti «questo premio rappresenta per noi uno sprone a essere più consci e orgogliosi di quel settore dell’eccellenza che molto spesso la città percepisce in modo relativo», osserva la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, pensando alle «persone di altissimo valore che in mezzo a noi lavorano e che di fatto non conosciamo».


E un altro aspetto sottolinea ancora il rettore Peroni annotando come «questo Nobel per la pace, di cui un lembo è triestino, riconosce a un certo tipo di ricerca, come quella sui cambiamenti climatici, una valenza» che si fa «altamente politica ed etica». Una valenza che peraltro si inserisce nella «conferma oggettiva delle grandi risorse umane e strutturali dell’insediamento triestino». E infatti, a sottolineare il lustro che il premio riflette anche sul capoluogo giuliano è il presidente della Regione Riccardo Illy, che parla di «un importante riconoscimento al ruolo di Trieste come città della scienza». Un riconoscimento, aggiunge il governatore, che «compensa la momentanea delusione per il mancato Nobel alla letteratura a Claudio Magris».


E a citare lo scrittore è anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, che dice di avere «tifato per Magris: la sua sarebbe stata una vittoria anche per la città». Ma comunque «è un grande orgoglio che uno dei protagonisti del Nobel per la pace viva e lavori a Trieste», prosegue il primo cittadino. Che osserva anzi come «questa bellissima notizia per la seconda volta in due giorni fa parlare di Trieste nell’ambito del più prestigioso premio del mondo. È un segno evidente - secondo Dipiazza - della qualità della cultura e della vita di questa città, costantemente ai vertici nelle classifiche proprio sulla qualità della vita».


Ed è ancora Fantoni a osservare quanto riconoscimenti come questi «servano», e quale stimolo rappresentino per il lavoro cui ogni giorno tanti scienziati a Trieste si dedicano. Giancarlo Michellone, il presidente di Area science park, fa emergere un altro aspetto forte: «Trieste investe molto nella ricerca finalizzata alla produzione di conoscenza, e quando ci si chiede quali ne siano i ritorni, che non sono immediati, ecco, questo Nobel ne è un chiarissimo esempio». Per l’appunto: «Occupazione di altissimo livello, ritorno di immagine per la città e per l’istituto che ospita scienziati come questi, motivazione molto importante». Motivazione di spicco anche per i ragazzi, quelli che non è facile spingere alle carriere «non facili, anzi le più difficili: quelle tecniche e scientifiche». E allora, l’investimento ha già prodotto ricadute: «Magari non di tipo economico, quelle magari arriveranno tra anni».


E poi questo Nobel, osserva ancora Michellone, ribadisce che «Trieste è città più di scienza che di ricerca», più di studio puro che di produzione derivata, «anche se questa quando è possibile» va incentivata. E infine, ecco, attraverso la scienza, quella scienza che ormai si fa crescere in squadre internazionali, Trieste si apre al resto del mondo. Ed è un concetto, questo, che dopo Michellone ribadisce l’assessore regionale all’Università e ricerca Roberto Cosolini ribadendo la propria «grande soddisfazione». «Questo premio - dice Cosolini - è l’ennesima conferma di quale straordinario giacimento esista a Trieste di capacità, di competenze ma anche di reti e relazioni internazionali».


Per questo, il Nobel per la pace «conferma ancora di più come questo potenziale debba essere messo al centro di una visione del futuro della città». Una città che dopo avere speso decenni a svilupparsi «anche come centro al servizio della cooperazione e dello sviluppo del Terzo mondo», ha saputo nel tempo tessere reti e nuove reti. E adesso, chiude Cosolini, «credo che la sfida possa essere anche quella di costruire una sorta di comunità della ricerca che dall’Euroregione si estenda verso il Centro e il Sudest dell’Europa».

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