Farmer & Artist, così il Mercato coperto di Trieste celebra il buon cibo

Inaugurato l’evento che vede 50 aziende agricole proporre fino a domenica le specialità del territorio 

Micol Brusaferro
(fotoservizio Francesco Bruni)
(fotoservizio Francesco Bruni)

Miele, vino, erbe aromatiche, formaggi e molte altre specialità che raccontano il territorio e la storia di chi si dedica con impegno e passione alla realizzazione di tanti prodotti. Inaugurata sabato mattina la settima edizione di “Farmer & Artist”, all’interno del Mercato coperto, definita da Enrico Maria Milič, direttore creativo dell’evento, «un appuntamento che celebra il buon cibo», un viaggio internazionale di sapori, culture e sostenibilità.

Farmer & Artist, regna il buon cibo al Mercato coperto di Trieste

Una manifestazione che riaccende il Mercato coperto di Trieste tra aria di festa, colori, profumi e voglia di valorizzare una struttura storica che da tanti anni attende un effettivo rilancio.

Al taglio del nastro della manifestazione anche il vicesindaco e assessore comunale alle Attività produttive Serena Tonel, che ha sottolineato la valenza di un’iniziativa «cresciuta anno dopo anno e che sosteniamo sempre con convinzione».

Sono 50 le aziende agricole presenti, tra le quali 20 Presìdi Slow Food e 9 aziende con certificazioni bio. L’ingresso è gratuito, con apertura ancora domenica, dalle 10 alle 19. “Farmer & Artist” offre anche tante proposte collaterali e momenti legati alla musica.

Tornano in particolare i “Laboratori del Gusto”, con esperienze sensoriali su oli, fermentazioni, mieli, formaggi e vini transfrontalieri. Ci sono anche i laboratori per bambini, e attività creative e didattiche sul mondo delle api e degli aromi. E ancora i concerti di Gypsology Quartet, domenica alle 16 e alle 18.

Sabato sono tante le persone che hanno scelto di visitare il mercato, nell’arco di tutta la giornata, c’è chi è tornato per ritrovare produttori già incontrati nelle passate edizioni, per acquistare nuovamente, e c’è chi per la prima volta ha scoperto la kermesse. Molti hanno approfittato dell’iniziativa per dedicarsi anche allo shopping natalizio, con doni enogastronomici da regalare durante le prossime festività.

Compere al Mercato coperto quindi, ma anche la possibilità di scoprire piccole curiosità, come l’associazione “Orti Rupestri” di Belluno, con l’esposizione di una selezione di semi. Una missione, quella del sodalizio, che punta a salvare la biodiversità attraverso la conservazione e diffusione delle antiche sementi, custodendo varietà locali e autoctone e fornendo supporto per la loro coltivazione.

La manifestazione è promossa da Gal Carso-Las Kras insieme a Slow Food Italia e Fondazione Campagna Amica, in co-organizzazione col Comune di Trieste, e con il sostegno di Ad Formandum, Aidia Trieste, Associazione Viticoltori del Carso - Društvo Vinogradnikov Krasa, Scuola di Musica 55, Querciambiente, Wwf Friuli Venezia Giulia, Zkb e PromoTurismo Fvg. Presenti anche prodotti provenienti dall’Austria grazie agli aderenti a Slow Food Carinzia, oltre alle aziende di Carso, Istria, Quarnero, Slovenia, Croazia, Friuli, Lombardia e Veneto.

Le voci

In ogni stand presente a “Farmer & Artist” le voci dei titolari parlano di amore per la terra, di cura e attenzione verso la natura e verso la sostenibilità. Storie semplici, spesso familiari, che raccontano anche la voglia di conservare o recuperate vecchie tradizioni.

C’è ad esempio Martina Malalan, con le sue erbe aromatiche del Carso, «ho iniziato quindici anni fa, dal nulla, – ricorda – con l’idea di ripristinare campi abbandonati da tempo, con l’inserimento di un’agricoltura diversa tra Trebiciano e Banne, piante officinali principalmente. E sono molto contenta del risultato. Mi occupo di tutta la filiera, dalla coltivazione al prodotto finito, con proposte per uso alimentare, come i sali aromatizzati, ma preparo anche oli essenziali e unguenti medicamentosi».

Arriva dalla Valtellina Carlo Mazzoleni, con «il formaggio d’alpeggio con il marchio storico “Ribelle”, un formaggio che può stagionare anche dieci anni e che è stato il primo con presidio slow food nel 2002. «Si possono scegliere diverse annate – aggiunge – come un buon vino. Ognuna con il suo sapore».

Luigi Faleschini, meglio conosciuto come “Gigi verdura” è giunto a Trieste da Pontebba con alcune particolarità, «tra tutte le pere Klotzen, frutto di un lavoro di recupero, abbiamo ripreso piante storiche di 200 anni che rischiavano di scomparire. Con un gruppo di amici ho portato avanti questo progetto ambizioso, di cui siamo molto felici, anche con un censimento delle piante e poi con il successivo piano di recupero. Le pere vengono proposte essiccate, come tradizione, e anche sciroppate». Tra i vasetti in bella mostra sullo stand anche germogli di tarassaco selvatici, crema di aglio orsino e cicerbita alpina.

È uno speciale patè a base di salumi, invece, quello presentato da Antonella Deotto con Raffaella Matiz: «Si chiama Varhackara, composto in prevalenza da lardo bianco, speck e pancetta affumicata – spiegano – da servire sui crostini di pane. Si può utilizzare in tanti modi in cucina, si può sciogliere per condire pasta, gnocchi, risotto o verdure e si può utilizzare anche nei ripieni».

Tanti i riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni dall’Apicoltura Settimi&Ziani del Carso, esposti nello stand insieme ai prodotti, «sono motivo di orgoglio – dicono i titolari – per un lavoro molto impegnativo». Ci sono poi frutta e verdura bio, una ricca selezione di formaggi di diverse provenienze e alcuni prodotti molto particolari, come il “Fagiolo di San Quirino”, descritto come «un gioiello dimenticato nel Novecento, dove la sua sopravvivenza si deve agli orti familiari. Allungato, marrone chiaro, ha un occhietto bianco con iride marrone scuro».

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