FARSA E TRAGEDIA DELLA POLITICA

Poche volte la politica italiana era caduta così in basso. I deputati in coda con il numeretto per sottoporsi a un test antidroga sono solo l'ultima tappa di una vicenda che -a giudicarla nel suo insieme- inizia ben prima e va ben oltre la notte a luci rosse di Cosimo Mele detto Mimmo, non nuovo a disavventure giudiziarie. L'onorevole Mele: rimane infatti deputato, si limita a lasciare il partito che lo ha fatto eleggere.


Quel partito dovrebbe chiedere scusa agli elettori, ha detto l'on. Rosi Bindi, ed è difficile darle torto. Il segretario dell'Udc Cesa non ha chieso scusa, ha proposto quella che è stata battezzata una "indennità di astinenza": un'aumento dello stipendio per i deputati che hanno le famiglie lontane da Roma. L'on. Casini -che dell'Udc è la figura più autorevole- lo ha smentito subito, ma la proposta non è stata fatta da uno sprovveduto iscritto. È stata fatta dal segretario di quel partito: lo stesso segretario che ha voluto Cosimo Mele in Parlamento.


Proposta da dimenticare, certo, quella di Cesa, e per dimenticare meglio oggi tutti in fila per il test antidroga, sempre su proposta dell'Udc. Magari dicendo - come hanno fatto i deputati di An - che il test non è attendibile, ha maglie troppo larghe. E sottoponendosi a un test successivo, quello del capello. Alcuni deputati dello schieramento opposto, in particolare i Verdi, hanno fatto ironia e goliardia, e forse potevano farne a meno: non è giornata che faccia sorridere troppo.


Poteva tacere anche l’on. Rocco Buttiglione, sempre dell’Udc, di cui le agenzie riferiscono una frase: «Qual è il partito che non ha un drogato, un corrotto, un mafioso, un camorrista?». Non c’è bisogno di alfieri dell’antipolitica, in Italia: la politica fa tutto da sé. I giornali hanno sottolineato che l’on.Mele, al secondo matrimonio, è uno strenuo difensore della famiglia e un nemico della droga. Un moralista, insomma: come in un film del 1959 interpretato da Alberto Sordi. Quel film ironizzava su un deputato democristiano reale, acerrimo censore, ma poteva alludere anche al giudice Carmelo Spagnuolo: in quegli anni Spagnuolo censurava i film dei più grandi autori italiani (da Visconti a Fellini, per non parlare di Pasolini), un ventennio dopo verrà sospeso dalla magistratura per le sue dichiarazioni giurate a favore di Michele Sindona.


Casi singoli, certo, e un caso singolo fu anche quello dell’on. Almirante, divorziato antidivorzista nel 1974. Una differenza con l’oggi però c’è, ed è rilevante. L’opposizione dell’on. Almirante alla legge sul divorzio e il suo impegno nel referendum volto a cancellarla erano esplicitamente e dichiaratamente politici: miravano a costruire un fronte contro la sinistra e a presentarsi come interlocutore credibile della Dc, dopo anni di sostegno allo squadrismo neofascista più acceso.


Il centrodestra di oggi, o larga parte di esso, fa della crociata in difesa della famiglia tradizionale un punto centrale, e sia lecita una sommessa domanda: quanti di quei leader vivono in una famiglia tradizionale? La doppia morale può sembrare a tutti loro normale, come al Sordi di quel vecchio film, ma non dovrebbe sfuggir loro che i nodi della famiglia e della vita collettiva non si esorcizzano dichiarando guerra alle copie di fatto e disconoscendo diritti.


Con il film di Sordi eravamo nel pieno della «commedia all’italiana»: i deputati in coda con il numeretto possono sembrare una farsa, ma fanno intravedere la tragedia di un Paese sempre più privo di classe dirigente. O perlomeno, di una classe dirigente degna di questo nome. Nella vicenda giudiziaria dell’on. Cosimo Mele (è stato ipotizzato anche l’addebito di cessione di droga) è assolutamente doverosa la presunzione di innocenza: nel giudizio su una parte del ceto politico questa presunzione di innocenza non è altrettanto necessaria.


Fra le notizie di questi giorni vi è il serio allarme per le condizioni di rischio delle nostre truppe all’estero, dall’Afghanistan al Libano. Il che allude, inutile nascondercelo, a rischi più gravi nella situazione internazionale. In questo quadro si è svolta la sceneggiata nella piazza del Parlamento. Gli antichi dicevano: il dio acceca chi vuole perdere.

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