Fdi si accoda al Pd su via Gozzi: «Si recuperi quella struttura»
LE VOCI
Il rebus sul centro diurno gestito in via Udine dalla Comunità di San Martino al Campo riaccende il dibattito cittadino. Le opposizioni apprezzano la cautela dell’assessore comunale alle Politiche sociali, Carlo Grilli, mentre Fratelli d’Italia rilancia l’appello per riaprire la struttura di via Gozzi: a farsene portavoce, adesso, è il consigliere comunale “patriota” Salvatore Porro.
Negli scorsi giorni la situazione era stata messa in luce anche dalla segretaria provinciale Pd Laura Famulari. Tale struttura è di proprietà della Fondazione CRTrieste, che nel 2015 si era assunta l’onere di restaurarla, allo scopo di darla poi in comodato d’uso al Comune. Al momento, però, tutto è fermo. Racconta Porro: «Quando quel centro era attivo, negli anni Settanta, ero un poliziotto. In accordo con don Antonio De Santis andavo in stazione con la volante, prendevo i barboni e li portavo là a dormire. Quando chiuse, negli anni Ottanta, protestai con i miei superiori in questura. Se adesso c’è un problema di spazi, allora si recuperi quello. Da cattolico, penso che nessuno debba dormire in strada. Per il resto – conclude – sono sicuro che Grilli troverà una soluzione, la sua sensibilità ai temi sociali è sincera».
Passando alle opposizioni, la capogruppo dem in Consiglio comunale Fabiana Martini apprezza che «si sia deciso di prendere del tempo, prima di prendere qualsivoglia decisione su via Udine. Il fatto che, al momento, il centro diurno funzioni mi fa ben sperare in un ripensamento o almeno in un confronto più sereno e più ampio, che tenga conto delle reali necessità del territorio, e non di quelle supposte o indotte. Tra queste ci sono quelle dei migranti che continueranno ad arrivare, pure se il centro chiude». Soddisfatto anche Paolo Menis (M5s): «Se la gestione dei richiedenti asilo non è competenza del Comune, è altrettanto vero che il problema non si sarebbe risolto chiudendo da un giorno all’altro via Udine. Auspico un confronto con la Prefettura, su questo. Bene anche il dialogo in corso tra i soggetti coinvolti. Chi ne ha bisogno deve ricevere supporto, italiano o straniero che sia. Non saprei prevedere come evolverà la situazione – conclude il pentastellato –. Finora non ho sentito parlare di strutture alternative “papabili”. Un’altra opzione potrebbe essere quella del mantenimento della sede di via Udine in cambio del pagamento di un obolo all’amministrazione comunale, da parte di CRTrieste. Vedremo».
Così Sabrina Morena (Open): «Esprimo soddisfazione per il fatto che il centro è aperto. Ribadisco che chiuderlo sarebbe un errore: funziona benissimo ed è un riferimento imprescindibile per le persone senza casa, indipendentemente dalla loro provenienza, e specie d’estate: anche il troppo caldo può essere un’emergenza. È un luogo dove ad esempio ci si può lavare. Auspico un cambio di rotta da parte dell’amministrazione comunale». —
L.Gor.
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