Fedriga alza la barriera sul confine, poi ritratta

In un’intervista al Fatto ipotizzato un muro di 243 chilometri, qualche ora dopo il dietrofront: «Non l’ho detto». Il Pd all’attacco.

TRIESTE. Duecentoquarantatré chilometri di filo spinato o magari perfino di mattoni. Anzi no. Il presidente Massimiliano Fedriga prima annuncia e poi smentisce l’ipotesi di costruire la barriera che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha promesso qualora non si arrestino i flussi di migranti della rotta balcanica.

Non è un mistero che ai due leghisti piaccia l’idea trumpista di una diga fisica che sigilli la frontiera orientale. E nell’intervista pubblicata ieri sul Fatto Quotidiano il governatore del Friuli Venezia Giulia dettaglia l’iniziativa, parlando di «un muro o altro» di «243 chilometri», perché «se l’Europa non tutela i suoi confini noi saremo costretti a fermare l’ondata migratoria. Non possiamo mettere poliziotti a ogni metro. Dobbiamo dare sicurezza ai cittadini» davanti all’arrivo di «gente indesiderata».

Per Fedriga il muro è «un’ipotesi che si sta valutando col Viminale». Poco importa che il tutto riguardi un confine ferito dalle divisioni della Cortina di ferro e che la costruzione di un diaframma permanente sarebbe una violazione del regolamento europeo 399/2016 sull’attraversamento delle frontiere interne, dove non si parla della possibilità di porre barriere fisiche tra Paesi aderenti all’Ue.

Per non parlare dei fondamenti dell’Ue, nata per garantire libertà di circolazione a persone e merci. Il regolamento si limita allora a contemplare deroghe alla libera circolazione ulteriormente rafforzata da Schengen, attraverso il ripristino di controlli di valico per periodi limitati e dopo eventi eccezionali, come accaduto alla Francia dopo l’attentato di Nizza.

Nell’arco della giornata Fedriga aggiusta il tiro e accusa Il Fatto Quotidiano di aver travisato. «C’è stata – dice il presidente – molta licenza poetica da parte del giornalista. Non ho detto questo. Abbiamo un confine molto esteso, una parte montana difficilmente valicabile e una parte facile da passare. Abbiamo fatto un appello ai Paesi europei: far rispettare Schengen, che i Paesi di confine presidino i confini esterni dell’Ue».

Nei giorni precedenti tanto Fedriga quanto Salvini hanno tuttavia a più riprese parlato di barriere fisiche, anche a costo di attirarsi le critiche dei sindaci di Trieste e Gorizia, entrambi di centrodestra. Il vicepremier si è ad ogni modo augurato che la barriera non sarà necessaria grazie all’opera delle pattuglie italo-slovene, che cominceranno oggi il pattugliamento della frontiera fra Trieste, Gorizia, Capodistria e Nova Gorica.

Ma è tardi per rimediare alle polemiche che derivano dall’intervista. Per il presidente del Pd Paolo Gentiloni Salvini «gioca col muro in Slovenia», mentre l’ex segretario Maurizio Martina lo invita a occuparsi di «crisi aziendali, tasse mai così alte da anni, investimenti a picco e disoccupazione in aumento». Enrico Letta definisce il muro «una bischerata per nascondere i problemi». Il segretario del Pd Fvg, Cristiano Shaurli, bolla il muro come «idiozia e distrazione di massa», ritenendo «da incoscienti anche solo lanciare l’idea. Fedriga non si faccia prendere dalla smania di fare il pappagallo del suo “capitano”, misuri le parole come deve fare un presidente di Regione, e dica chiaramente che queste barriere non ci saranno mai».

L’idea non piace nemmeno agli alleati di governo. Il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli pubblica su Facebook la foto di un muretto a secco tipico del Carso: «Gli unici muri che vorrei vedere nella mia terra di confine». Più colorito il commento del presidente grillino della commissione Affari costituzionali della Camera: Giuseppe Brescia parla del muro come di «una coglionata pazzesca». Il parlamentare pentastellato Emilio Carelli si augura infine che «l’idea del governatore Fedriga non venga raccolta da nessuna forza politica. La politica deve smetterla di inseguire i titoli dei giornali e cominciare a lavorare seriamente alla soluzione di questo dramma epocale con umanità e serietà». —


 

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