Fedriga e Riccardi fischiati a Palmanova

Il governatore: «Chiudere il Punto nascita atto necessario  per potenziare l’ospedale locale». Ma il pubblico non ci sta



«Il bisogno di salute della popolazione è cambiato e il sistema sanitario regionale deve modificarsi per dare risposte alle nuove esigenze, tenendo conto della sostenibilità del sistema»: è il messaggio di fondo che, prima i tecnici e poi i politici, hanno presentato ieri a Palmanova durante l’incontro “Verso il nuovo modello del servizio sanitario regionale”, evento organizzato dalla Regione per illustrare le scelte programmatiche alle base delle decisioni inserite all’interno della Legge Omnibus. Decisioni che sul territorio hanno suscitato non poca contrarietà e che ieri si sono manifestate anche con fischi e proteste indirizzati al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga e all’assessore alla salute, Riccardo Riccardi. Un centinaio le persone con cartelloni e fischietti all’esterno dell’Auditorium. Alcuni dei presenti sono riusciti ad entrare in sala, altri invece hanno ascoltato gli interventi tramite gli altoparlanti esterni. Contestazioni e fischi hanno sottolineato i passaggi meno condivisi.

L’incontro si è aperto con un’analisi del contesto in cui sta agendo la riforma sanitaria da parte del direttore centrale della salute, Gianna Zamaro che, dati alla mano, ha illustrato il legame fra invecchiamento della popolazione ed esigenze sanitarie. Il presidente Fedriga ha criticato la «strumentalizzazione politica» della discussione, poi ha rivendicato il coraggio di fare delle scelte: «Avrei potuto tener aperti due punti nascita per vantaggio politico, ma non avrei fatto il bene pubblico. Qui c’era la necessità di fare delle scelte e abbiamo deciso di potenziare l’emergenza a Latisana e l’attività programmata a Palmanova». Ha ribadito che l’ospedale di Palmanova non chiuderà, ma avrà numeri ben maggiori sull’attività programmata e ha citato in proposito la chirurgia ortopedica, mammaria, l’oculistica… Ha garantito il mantenimento del pronto soccorso e dell’area di emergenza.

L’assessore Riccardi ha dichiarato: «Decidere costa sul piano del consenso, ma se si vuole una sanità pubblica che funzioni, bisogna farlo. Non vogliamo chiudere nessun ospedale, vogliamo che tutti rimangano aperti, ma per far questo è necessario che funzioni il rapporto tra gli ospedali hub e gli spoke e che gli spoke si differenzino, riposizionando funzioni e specialità». «Come uomo e come padre, prima che come politico – ha concluso – penso che stiamo facendo la cosa giusta». La via che verrà percorsa è stata illustrata nei dettagli dal Commissario dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, Giuseppe Tonutti, secondo cui bisogna differenziare il mandato delle due sedi ospedaliere riservando solo a una di essere l’accesso per le prestazioni urgenti delle branche chirurgiche. Dopo le parole Fedriga, l’incontro è stato chiuso, senza dibattito e senza ulteriori interventi, e i sindaci invitati in altra sala per la consegna delle firme apposte alla petizione che chiede di non chiudere il punto nascita. La consegna non è poi avvenuta. –



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