Fedriga: «Sì all’industria ad altissima tecnologia e impatto vicino a zero»

TRIESTE. Pesa «diverse centinaia di milioni» l’investimento che il gruppo ucraino Metinvest e la Danieli di Buttrio stanno valutando di effettuare a Trieste nell’area delle Noghere, dove le due società del settore siderurgico contano di impiantare uno stabilimento per la lavorazione dell’acciaio, che «non ha niente a che fare con altoforni e forni elettrici, ma può essere una realtà ad altissima tecnologia e con impatto limitato quasi a zero». Il presidente Massimiliano Fedriga anticipa alcuni elementi dell’operazione nell’area inquinata vicina al futuro molo ungherese, precisando tuttavia che «siamo in una fase davvero embrionale e ora speriamo che le cose possano realizzarsi».
Ma la prima preoccupazione del governatore è allontanare il sospetto che la Ferriera sia uscita dalla porta di Servola per rientrare dalla finestra di Muggia. «Siamo contenti – dice Fedriga – che gruppi internazionali di questo calibro vogliano investire diverse centinaia di milioni in Friuli Venezia Giulia e parliamo di investimenti ecocompatibili, con impatto ambientale bassissimo, se non nullo, e la possibilità di avere una crescita ulteriore in futuro».
Niente altoforno e neppure forni elettrici di ultima generazione per produrre acciaio: «Nulla a che fare, parliamo di tutt’altro», sottolinea il presidente, secondo cui «è sorprendente che ci sia già chi comincia a fare paragoni senza fondamento, non avendo nemmeno letto quali sono le ipotesi in campo. Parliamo non di produzione, ma di lavorazione dell’acciaio con tecnologie nuove e poco impattanti: potrà essere un’impresa che guarda al futuro e alle linee del Green New Deal dell’Unione europea».
Lo stabilimento potrebbe dare lavoro a 400-450 persone più l’indotto, in una realtà ormai a bassissima concentrazione di industrie come Trieste. Fedriga frena però gli entusiasmi: «Non possiamo che approcciare questa iniziativa con la dovuta collaborazione e ci auguriamo che possa andare avanti con successo, ma il progetto è in itinere: le cifre degli investimenti vanno definite e non conosciamo ancora le tempistiche dei privati, che sono due realtà mondiali nel campo dell’acciaio. La Regione appoggia questo progetto e ora sta alla volontà di Metinvest e Danieli continuare con questa ipotesi a Trieste».
Ad enti pubblici come Regione e Autorità portuale spetta ora rendersi facilitatori di una strategia nata dalle imprese ed evidentemente approdata nei mesi scorsi fino a Roma, visto il sostegno che il Recovery Plan nazionale darà alla bonifica e all’infrastrutturazione dell’area nell’ambito dei 400 milioni previsti per Trieste. Fedriga rivendica la volontà di «ricostruire impianti produttivi dando nuova prospettiva industriale alla città, perché l’industria moderna è un’industria non impattante rispetto al passato e oggi possiamo fare investimenti senza che questo comporti conseguenze sulla salute dei cittadini».
La creazione di un impianto destinato probabilmente alla laminazione è in linea con l’intreccio fra industria e logistica che potrebbe scaturire dalla rinascita del porto. Secondo il governatore, «bisogna rafforzare il legame porto-ferrovia-interporti perché questo crea valore aggiunto, fa risparmiare costi alle imprese e ne invita di nuove a investire sul territorio».
Se l’Autorità portuale preferisce non commentare il progetto di Metinvest e Danieli, il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti spiega che «Trieste dimostra straordinaria attrattività anche dal punto di vista industriale, grazie al suo porto e alla rete logistica dei retroporti che intelligentemente si sta creando. E ci sono anche altre realtà che hanno in animo di insediarsi in città».
Rispetto al possibile progetto delle Noghere, Agrusti si dice «certo che tutto avverrà nel quadro del New Deal della cosiddetta green economy e potrebbe rivelarsi una chance importante di occupazione per i lavoratori che non hanno ancora trovato ricollocazione definitiva dopo la chiusura della Ferriera. Un progetto come questo mostra però anche la difficoltà del territorio di alimentare di competenze elevate questo e altri impianti industriali che si stanno affacciando: Trieste è una delle città più anziane d’Italia e scarseggia la manodopera altamente specializzata. L’attività di formazione avanzata del capitale umano è fondamentale e su questo ci stiamo impegnando».
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