Ferrari: «La cultura si difende finanziando solo progetti concreti»

Serenella Ferrari, candidata del Pdl; 45 anni, una figlia, lucinichese doc ma residente a San Lorenzo Isontino, laurea con lode in Lettere e Filosofia, lavora alla Fondazione Coronini di Gorizia, dal 2009 consigliere comunale a San Lorenzo.
Ferrari, come distinguere i tagli che danneggiano un progetto o un'associazione dai necessari ridimensionamenti di contributi a pioggia, spesso senza verifica, elargiti in passato?
Giusto dirottare i finanziamenti su progetti e realtà che siano davvero validi e non solo perché appoggiati da chi conta. Ci vorrebbe, in generale, più obiettività e serietà. Non sono favorevole ai contributi a pioggia tanto per far contenti tutti, tuttavia sarebbe auspicabile che le varie realtà culturali e associazioni si unissero in progetti comuni.
Come individuare le associazioni e le iniziative e la loro effettiva importanza?
Si dovrebbe valutare le potenzialità e l’impatto sull’economia delle singole realtà culturali. Posso citare le associazioni che hanno collaborato con la Fondazione Coronini realizzando bei progetti: il Gruppo Isonzo Ricerca Storica, l’associazione Mulitsch, l’Uni3, Amici d’Israele, la Scuola Merletti, l’Arma Antica, il Lions e il Rotary Club, il Premio Amidei e le associazioni musicali cittadine.
Priorità alla cultura anche a scapito di sanità e welfare?
Non è etico che non ci si possa curare per mancanza di risorse. D’altra parte la cultura è il vero petrolio dell’Italia: in cinquant’anni di governo la classe politica non ha mai capito le potenzialità e l’influsso positivo che il nostro patrimonio storico artistico darebbe all’economia.
Come consigliere comunale la convince l'unione dei comuni?
Nella mia attività di consigliere di maggioranza (faccio parte di una lista civica in cui sono confluite in armonia diverse parti politiche, dovrebbe servire da esempio) posso dire che mi convince molto, soprattutto quando si parla di entità molto piccole come San Lorenzo e quelli limitrofi con cui appunto ci siamo uniti. L’unione non significa azzerare gli strumenti di un Comune a favore di un altro, ma semplicemente fare in modo di disporre appieno, e tutti insieme, di alcuni servizi irrinunciabili e soprattutto vuol dire essere più competitivi per l’assegnazione di contributi.
Provincia sì o Provincia no?
Anche no, perché molte delle sue competenze potrebbero essere gestite dai singoli Comuni risparmiando un sacco di soldi.
Anche in questa campagna elettorale ci sono due compartimenti stagni: Goriziano e Monfalconese. Quale messaggio lancia alla Sinistra Isonzo affinché la votino?
La sopravvivenza del nostro territorio sta nell’unione e intesa fra le parti. Questo eterno conflitto deve finire una volta per tutte perché le peculiarità dei singoli, messe assieme, possono solo renderci più forti.
Ha lanciato l'appello soprattutto alle donne di votare e di superare il concetto di voto di protesta. Ma siamo tutti molto arrabbiati. Come convince gli elettori ad avere ancora fiducia dei partiti tradizionali?
Le persone per bene, con idee nuove e con la voglia di cambiare esistono anche nei partiti tradizionali e forse in questo momento stanno avendo la possibilità di mettersi in gioco anche grazie ai terremoti che hanno scosso la regione e l’intero sistema nazionale, facendo rivedere le posizioni a tutti i partiti. Bisogna farsi avanti senza aver paura di rimetterci la faccia, non siamo tutti degli “impresentabili” come qualcuno ha definito i rappresentanti del Pdl.
Lei punta molto sulla questione morale e sulla credibilità di chi si presenta agli elettori. Non si dovrebbe dare per scontata l'onestà e la rettitudine di un candidato?
Etica e onestà di questi tempi non devono mai essere dati per scontati, per questo sono il mio punto di partenza. La politica per me vuol dire metterci la faccia e la reputazione perché so di non avere scheletri nell’armadio. Chi mi conosce sa che sono così, talvolta troppo intransigente ma seria e rispettosa di tutto e di tutti. Bisogna ridare al termine politica il suo vero, positivo significato, dimenticato in questi ultimi decenni: esso deriva dal greco polis e significa città, quindi la politica è l’arte di governare la società. Più che un politico mi sento un delegato e tale cercherò di essere. Qualcuno sorriderà di tutto questo, ma credo che sia davvero giunto il momento di cambiare: non lo vogliono solo gli pseudo movimenti. Chi sa di aver sbagliato dovrebbe farsi da parte e gli altri lavorare seriamente ascoltando le istanze di tutti. (ro.co.)
(Interviste già pubblicate a Diego Moretti, Omar Greco, Alberto Bergamin, Anna Cisint, Alberto Serafini)
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