Ferriera dissequestrata: tagliamo le polveri
La proprietà si impegna in procura: investirà fino a 10 milioni per ridurre del 50% le emissioni
La società «Lucchini Piombino spa» da ieri ha nuovamente la piena disponibilità della Ferriera di Servola. Si è impegnata infatti davanti al pm Federico Frezza a spendere a breve scadenza una cifra fino a 10 milioni di euro per dimezzare la quantità di polveri che dallo stabilimento finiscono nell’atmosfera. Di fronte a questo impegno il magistrato ha restituito alla proprietà gli impianti sequestrati il 29 maggio 2006. L’atto formale che ha innnescato questa significativa svolta, è rappresentato da una serie di prescrizioni tecniche molto precise inserite dalla Procura nel provvedimento di dissequestro notificato ieri. Queste prescrizioni per contenere la diffusione nell’atmosfera delle polveri, sono direttamente indicate nello studio e nelle analisi che il professor Marco Boscolo ha compiuto come consulente della Procura.
La spesa prevista per metterle in pratica è ingentissima e se il gruppo Lucchini l’ha fatta propria, la decisione ha un preciso significato: la chiusura dell’impianto di Servola prevista per il 2009 si allontana. Del resto già un anno fa il gruppo siderurgico aveva manifestato questa intenzione con una lettera inviata alla Regione. Ieri però Francesco Semino responsabile delle relazioni esterne ha affermato che «è ancora presto per compiere una valutazione. Nei prossimi giorni avremo gli elementi per ragionare. La Procura ha dato delle prescrizioni a cui ci stiamo attenendo...». Il provvedimento notificato ieri era stato sollecitato fin dal 21 giugno scorso dai legali della società. Gli avvocati Giovanni Borgna e Giuseppe Frigo avevano presentato una richiesta di dissequestro che il pm Frezza ha accolto ponendo però molte condizioni per dimezzare la quantità di polveri che finiscono nell’atmosfera da numerosi punti critici dello stabilimento: ad esempio dal piano di colata, dove l’attuale sistema di aspirazione riesce a intercettare solo il 10 per cento delle polveri prodotte.
Coinvolti nel progetto di ristrutturazione targato Procura, anche la macchina a colare, i piazzali e i parchi in cui vengono stoccati i minerali e le batterie del sistema di distillazione del carbon fossile. Il provvedimento di dissequestro non prende invece in esame le emissioni di fumi e polveri dei camini della Ferriera, emissioni autorizzate dalla Regione e fissate con grande precisione nei loro valori massimi con un apposito decreto, oltrechè costantemente monitorate per verificare che i livelli non vengano superati. Una volta attuato quanto il professor Boscolo ha segnalato nel suo studio per la Procura e sostanzialmente condiviso nei contenuti anche della proprietà, le emissioni diffuse dalle attuali 380 tonnellate di polveri che di media finiscono in un anno nell’atmosfera cittadina, dovrebbero ridursi a 176 tonnellate. Nel suo provvedimento il pm Frezza dà atto che fin dall’agosto 2006 «il management dello stabilimento ha assunto degli impegni e li sta portando avanti: infatti la maggior parte dei rimedi sottolineati nella relazione del professor Boscolo, sono stati pensati e proposti dalla proprietà e dai dirigenti della Ferriera».
Gli interventi proposti congiuntamente per la salvaguardia ambientale prevedono la realizzazione di una cappa di aspirazione totalmente nuova per il piano di colata: intercetterà il 90 per cento delle attuali polveri prodotte da questo impianto e costerà 850 mila euro. Dovrebbe essere pronta entro sei mesi anche perchè la proprietà l’ha già ordinata. La seconda realizzazione - un impianto di aspirazione nei pressi della macchina a colare - dovrebbe abbattere del 75 per cento le polveri prodotte dallo spillamento della ghisa. «Attualmente questo punto non è presidiato - scrive il professor Boscolo - e l’abbattimento delle polveri è affidato al parziale confinamento offerto dal padiglione industriale e a un’aspirazione effettuata in prossimità della copertura. I limiti dell’attuale soluzione sono evidenti, soprattutto se considerati alla luce della ampie aperture ricavate nelle pareti perimetrali che, facilitando l’ingresso dell’aria, impediscono di mantenere i locali in depressione».
Sarà coinvolta nei lavori anche la cokeria e in particolare le 132 porte della batteria di distillazione del coke. «In dettaglio - scrive il professor Boscolo - si prevede di intervenire su sei porte alla settimana, sostituendo le molle deteriorate, riparando i refrattari, asportando i depositi carboniosi, ripristinando la carpenteria metallica. L’impatto sull’emissione delle polveri è poco incisivo ma l’intervento può risultare positivo per la prevenzione degli sforamenti prematuri e dei violenti fenomeni emissivi a essi collegati». Il magistrato inquirente nelle 20 pagine del dissequestro si è sentito in dovere di spiegare, in particolare modo ai cittadini di Servola, i motivi della sua decisione. «Questo provvedimento è connotato da una visione non meramente repressiva dei poteri dell’autorità giudiziaria, bensì da una visione attenta al contemperamento della pluralità di interessi coinvolti: il diritto alla salute e all'ambiente salubre, primari e intangibili; ma pure, un gradino al di sotto, il diritto all’esercizio dell’iniziativa economica che è libera, purché non in contrasto con l’utilità sociale e purché non rechi danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana come prevede l’articolo 41 della Costituzione».
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