Ferriera, gli interinali costretti a licenziarsi per i corsi gratuiti
I sindacati lo avevano denunciato nelle settimane scorse e ora arriva la conferma: gli ex lavoratori somministrati della Ferriera non potranno partecipare ai corsi di formazione propedeutici all’assunzione nelle ditte esterne della Fincantieri, a meno che non si licenzino dalle agenzie interinali da cui ancora dipendono, rinunciando così ai 650 euro mensili che stanno ricevendo in attesa di proposte di nuovo impiego.
Oggi 30 dei 40 interinali provenienti dal laminatoio e disponibili a seguire i corsi risultano in forza ad agenzie private per il lavoro e ricevono per questo un’indennità di sussistenza. Ciò significa però non risultare disoccupati, requisito indispensabile per poter frequentare i corsi di riqualificazione.
L’ente gestore della formazione per saldatori e tubisti è l’Enfap, che ha contattato i lavoratori per comunicare l’impossibilità di partecipare ai corsi. Così scrive un’addetta dell’ente agli interessati: «Abbiamo chiesto delucidazione al Centro per l’impiego e ci è stato confermato che risultate a tutti gli effetti occupati, quindi non è al momento possibile procedere alla vostra iscrizione. Nel caso la vostra situazione occupazionale dovesse modificarsi, vi preghiamo di contattarci». Perché le cose cambino, gli interinali dovrebbero appunto licenziarsi dalle agenzie e rinunciare all’indennità.
L’unico sindacato ad affiancarli è la Nidil Cgil, che torna alla carica, denunciando con il segretario Nicola Dal Magro «lo scarico di responsabilità politiche. Non ci sono solo mancanza di sicurezze per il futuro e assunzioni nell’indotto e non alla Fincantieri, come promesso dalle istituzioni e dal ministro Patuanelli, ma anche necessità di certificare il proprio stato di disoccupazione, dando le dimissioni e perdendo l’indennità ricevuta dal privato e la possibilità di accedere alla disoccupazione Inps. Si chiede ai lavoratori di andare ogni giorno a Monfalcone per non meno di quattro mesi senza indennità, senza rimborsi spese, senza stipendio: famiglie a carico e zero euro».
Dal Magro attacca l’assessore al Lavoro Alessia Rosolen e il ministro Patuanelli. La prima è accusata di «scaricare i lavoratori dopo la firma dell’accordo di programma e l’abbassarsi dei riflettori. Eppure, era lo stesso assessore che affermava che “per partecipare ai corsi essere disoccupato non è requisito necessario”». L’altra stoccata è verso Patuanelli, «concentrato a fare il protagonista della passerella degli “eroi” che hanno chiuso l’area a caldo, limitandosi a sbandierare pseudo accordi con l’ad di Fincantieri Bono: accordi che anche la Regione lamenta di non aver mai potuto visionare e che non rispondono alla piena tutela più volte promessa». —
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