Ferriera, la Lucchini si ribella ma perde al Tar

L’azienda aveva presentato ricorso di fronte alle prescrizioni della Regione sugli scarichi a mare
Lasorte Trieste - 06 11 03 - Ferriera
Lasorte Trieste - 06 11 03 - Ferriera

La lettera inviata dalla Regione alla Lucchini era secca e perentoria: a Servola dovete attenervi alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e contenere i cumuli di carbone all’interno delle aree destinate assicurando la pulizia delle strade interne ed evitando ogni versamento a mare di acque potenzialmente inquinate. Ma la Lucchini anziché prendere atto e obbedire all’intimazione si è rivolta al Tar spiegando che l’autorizzazione integrata ambientale prevede la realizzazione di un impianto di depurazione per gli scarichi che coinvolgono le acque meteoriche e che la prescrizione è una violazione anche perché non sussistono gli elementi dell’urgenza.

Ma giudici del Tar (presidente Umberto Zuballi, consiglieri Enzo Di Sciascio e Oria Settesoldi) hanno dato torto alla Lucchini (rappresentata dagli avvocati Giovanni Borgna e Guido Barzasi) che dovrà anche pagare 3mila euro di spese e di conseguenza confermato la legittimità del comportamento della Regione che era presente in aula con l’avvocato Gianna Di Danieli.

Nelle motivazioni viene sottolineato il principio secondo il quale «l’attività economica (della Lucchini, ndr) non possa svolgersi che nel pieno rispetto delle normative di tutela ambientale e in particolare di quelle specifiche per le lavorazioni in questione. La diffida - si legge - va quindi inquadrata in quelle attività amministrative che implicano un rapporto non solo di controllo ma in ultima analisi di continua collaborazione tra il pubblico e il privato, al fine di tutelare l’ambiente e la salute in piena e concreta applicazione dei principi europei e costituzionali». In questo senso nell’ atto (che porta la data dello scorso 4 aprile) viene rilevato «come non siano state ancora realizzate, in quanto non autorizzate dal Comune, le opere riguardanti l’impianto di depurazione delle acque e le relative vasche» e che «l’unica misura provvisoria già realizzata consiste in un muro di contenimento dell’acqua piovana, il quale intende evitare il contatto tra il mare e l’acqua meteorica che sia filtrata attraverso i cumuli di carbone». I giudici infatti osservano che l’Arpa aveva verificato un accumulo di carbone sulla strada che divide il parco e la banchina». (c.b.)

Riproduzione riservata © Il Piccolo