Ferrovia istriana in agonia Locomotrici guaste, si va in bus

Veicoli sostitutivi per dieci dei 18 collegamenti giornalieri con Pinguente Flego: tratta da includere nei corridoi europei, serve la connessione con Divaccia

pola

Prosegue l’agonia della ferrovia istriana, costruita ai tempi dell’impero absburgico: dalla nascita della Croazia come Stato indipendente, la ferrovia è in continuo degrado e l’ombra della dismissione definitiva appare sempre dietro l’angolo.

A causa delle locomotrici Diesel ormai piuttosto vetuste (l’età media supera i 40 anni) e dunque soggette a frequenti guasti, 10 dei 18 collegamenti giornalieri lungo la tratta Pola - Pinguente vengono mantenuti al momento dagli autobus sostitutivi, come ha precisato la direzione delle Ferrovie dello stato croate sottolineando che «i tecnici si stanno dando da fare per rimettere in funzione le locomotrici guaste così da ripristinare i normali collegamenti ferroviari».

Il fatto è che invece che acquistare locomotrici moderne si continua ad aggiustare quelle obsolete: a conferma del fatto che dei tre miliardi di euro che la Croazia intende investire nel trasporto su rotaia nei prossimi anni, alla ferrovia istriana - una cui eventuale dismissione comunque è stata di recente smentita dall’azienda di Stato - non spetta nemmeno un centesimo.

La situazione era stata segnalata lo scorso gennaio dall’eurodeputato istriano Valter Flego, che nel programma del suo mandato a Strasburgo ha incluso anche l’obiettivo di un collegamento dell’Istria croata con qualche corridoio ferroviario europeo. I tre miliardi di euro che Zagabria intende utilizzare provengono dai bilanci Ue e dalla Banca mondiale e saranno impiegati nello sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria e nell’acquisto di nuovi convogli, ma come detto solo nella parte continentale del paese. Pertanto - salvo ripensamenti dell’ultima ora da parte di Zagabria - continua il degrado del trasporto su rotaia nella penisola.

«Per rilanciare la ferrovia istriana e anche quella fiumana - dichiara l’europarlamentare - occorre assolutamente includerle nei corridoi ferroviari europei. E due sono le condizioni per farlo: collegare direttamente la linea istriana con Divaccia, in Slovenia ( e di conseguenza con la rete europea, nda) e allacciare la rete fiumana al corridoio Adriatico–Baltico. In questo senso - aggiunge Flego - la Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo ha approvato la proposta di rivedere i corridoi europei: ne ho informato il ministero croato dei Trasporti». Da Zagabria finora sono arrivate soltanto solo promesse generiche in chiave politica sul rilancio della ferrovia istriana, ma nessuna garanzia.

Ricordiamo che la linea in territorio croato è oggi un segmento isolato dal mondo: da Pola si può arrivare al massimo fino a Pinguente, e se da qui si vuole raggiungere la stazione di Divaccia in Slovenia (alla quale la tratta un tempo arrivava) occorre prendere l’autobus. Ai tempi della Jugoslavia invece il collegamento era diretto.

La linea ha conosciuto il momento di maggior splendore alla metà degli anni Ottanta dello scorso secolo, quando il numero annuo di passeggeri arrivava a raggiungere quota 900.000. All' epoca si guardava con grande favore al trasporto su rotaia per tutta una serie di fattori: la crisi petrolifera, i buoni collegamenti con la Croazia interna attraverso il territorio sloveno e l' inadeguata rete stradale che non permetteva viaggi comodi e relativamente sicuri in automobile. E mai l’Istria era collegata con Fiume: ora il treno in partenza da Pola si ferma a Lupogliano e per raggiungere il capoluogo quarnerino bisogna proseguire in autobus. —



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