Figliuolo prepara la svolta: «Immunizzazioni a tappeto a prescindere dell’età»

ROMA Il generale Figliuolo aspetta di avere il caricatore pieno di dosi da sparare al ritmo di almeno mezzo milione di punture al giorno per ridurre il Piano vaccinale a due righe. Queste: «Immunizzare chiunque si presenti davanti alle migliaia di centri disseminati in tutto il territorio, mettendo da parte prenotazioni, fasce di età e categorie più o meno giustificatamente protette». Un colpo di acceleratore che deve però fare i conti con gli invii ancora contingentati per tutto aprile delle dosi. E che con l’esercito di anziani ancora da immunizzare spostano l’avvio della fase “massiva” della vaccinazione alla seconda metà di maggio.
A dirlo sono i numeri. Ad aprile arriveranno poco più di 8 milioni di dosi, delle quali solo 400 mila di Johnson&Johnson che non ha bisogno del richiamo. A queste, informa la struttura commissariale, occorre aggiungere altre 2 milioni di dosi Moderna e AstraZeneca appena sbarcate in Italia più un altro milione e mezzo conservate in frigo. In tutto un tesoretto di circa 12 milioni di dosi da spendere in questo mese. Il problema è che prima di poter iniziare a vaccinare chiunque si presenti, come hanno fatto Usa e Israele, bisogna prima proteggere i più anziani. Che sono quelli che nettamente più di altri rischiano di finire intubati o peggio.
Lo sa bene anche il Generale che sta con il fiato sul collo delle Regioni affinché concentrino i loro sforzi dai settant’anni in su. Perché lasciato alle spalle lo scandalo dei giovani vaccinati prima dei più fragili, resta il fatto che le poche dosi si continuano a sparare un po’ alla rinfusa. Mentre si è ancora maledettamente indietro nella vaccinazione di over 80 (solo un 10% di vaccinati in più nell’ultima settimana) e ultrasettantenni, in diverse regioni si è infatti partiti con i sessantenni.
Così a ieri se il 56,8% degli over 80 ha ricevuto almeno la prima dose, solo il 30,2% ha completato il ciclo della vaccinazione. Ma le percentuali diventano risibili quando si vanno a contare i vaccinati nella fascia 70-79: l’11,1% con la prima dose, un misero 1,9% anche con il richiamo. Tradotte queste percentuali in numeri vediamo che circa 2 milioni di over 80 devono ancora ricevere entrambe le dosi e 2,6 sono in attesa della seconda, mentre tra gli over 70 sono in 5,4 milioni in attesa di entrambe le punture e 672 mila devono fare il richiamo. Sommando tutti questi numeri vien fuori che per immunizzare tutti i nostri anziani servono ancora qualcosa come 18 milioni di dosi contro le 12 disponibili.
Ma da maggio sarà un’altra storia, perché da qui a fine giugno di dosi da iniettare ne avremo ben 52,7 milioni, concentrate soprattutto negli ultimi due mesi del trimestre, quando di punture se ne potranno sparare almeno 20 milioni al mese, che fanno circa 660 mila dosi al giorno. Una potenza di fuoco che per essere sfruttata appieno e recuperare il tempo perso fino ad ora richiede un po’ più di pragmatismo. Quello che non difetta al generale, assicura chi ha avuto modo di confrontarsi con lui.
Del resto sugli aspetti logistici il commissario un piano ce l’ha già e lo ha consegnato ai governatori: centri vaccinali aperti almeno 12 ore al giorno sette giorni su sette; non più di 10 minuti a puntura più un altro quarto d’ora per controllare che nessuno abbia qualche reazione seria dopo aver iniettato il siero; dotazioni di personale adeguate alla grandezza del punto di vaccinazione, da piazzare in punti facilmente raggiungibili da bus e metro e con accesso garantito ai disabili. Una ricetta messa nero su bianco per arrivare a somministrare fino a 750 vaccinazioni ogni giro d’orologio nelle strutture più grandi.
E con questa rete per marciare al ritmo di 20 milioni di vaccinazioni al mese, Figliuolo ne è convinto, serve il sistema “a chiamata diretta”. Che del resto qua e là lungo lo Stivale sta già sperimentando. A Messina lo scorso weekend tutte le persone sane, senza patologie gravi o altre fragilità sono state invitate a presentarsi all’hub vaccinale della Fiera per ricevere la prima dose. All’appello hanno risposto in tanti, anche chi aveva un appuntamento fissato più in là. E nonostante il grande afflusso di persone con massimo un quarto d’ora di fila molti hanno alzato la prima barriera al virus.
A Treviso la chiamata diretta ha interessato invece le persone di 84 e 85 anni ed anche qui l’esperimento ha messo d’accordo tutti, amministratori e anziani. Dal 7 all’11 aprile sarà invece la Lombardia a chiamare a raccolta gli over 80 non ancora vaccinati, che potranno presentarsi al centro vaccinale più vicino muniti di carta d’identità e tessera sanitaria, senza affidarsi a un sistema di prenotazioni che fino ad oggi, non solo in Lombardia, ha fatto acqua da tutte le parti. E che il Generale vuole mandare in pensione prima possibile. —
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