Filt-Cgil: «Il Porto torni allo Stato»
«Visto che la Variante strategica del piano regolatore di Monfalcone (Vas) riconosce tutte queste potenzialità dello scalo, non capisco perchè siamo ancora bloccati. Non è stato ancora fatto l’escavo e non si sa nulla, non sono in vista le opere su piazzali e banchine e come se non bastasse per il raccordo ferroviario si parla soltanto di progetti a lungo termine. Quanto dovremo aspettare?».
Il segretario della Filt Cgil Valentino Lorelli affonda il coltello nel documento propedeutico al piano regolatore che ha visto la luce a fine ottobre e dopo un attento esame delle oltre 300 pagine fa una prima valutazione in chiaroscuro. Il sindacato dei trasporti lancia l’allarme sulle mancate decisioni del governo che ha varato il piano strategico nazionale della portualità ma non ha ancora fatto il decreto. «Monfalcone per una governance omogenea deve tornare sotto lo Stato» insiste il segretario Filt che mette in discussione la legge 12 del 2012 (quella che ha trasferito le competenze dello scalo alla Regione) e sottolineando i rischi della mancanza di un quadro preciso di regole, lancia l’allarme: «In porto due imprese portuali sulle cinque presenti non applica il contratto nazionale ma altri contratti mettendo le società in una condizione di disparità di fronte al mercato. Chiediamo un tavolo con la Regione e rivendichiamo il contratto per tutti i lavoratori portuali».
Tra i punti di perplessità l’ipotesi di realizzare anche a Monfalcone un terminal container. «Sembra quasi una contrapposizione con Trieste - spiega - non penso che sia utile fare un terminal a Monfalcone. Piuttosto il fatto che lo scalo sia specializzato nei traffici di merci varie è una caratterizzazione da mantenere perchè è un traffico che prevede la manipolazione della merce tra scarico, stoccaggio e altro, è più redditizio dei container che è una merce povera. Lo stesso commissario dell’Authority di Trieste, D’Agostino suggeriva di continuare con questa vocazione. Lo aveva rilevato tempo fa anche il progetto Unicredit e sarebbe peccato buttare a mare quel lavoro».
L’altra questione è la governance. «Mi è saltato all’occhio questo punto - aggiunge Lorelli - si parla di una governance che ruoti attorno a Trieste. Non si capisce cosa vuol dire. Forse sarebbe bene parlare di una nuova governance unica per i porti della regione». Una linea di assoluta intesa con il commissario D’Agostino. «Non c’è ancora il decreto sulla riforma delal portualità - sottolinea il segretario della Filt - e il governo non si è ancora pronunciato. Il problema è che i due porti di Trieste e Monfalcone sono gestiti da due legislazioni diverse. Bisogna risolvere per arrivare a una governance unica che auspicabilmente dovrebbe essere statale. E’ l’unico modo per dare maggiori certezze e chiarezza perchè c’è omogeneità delle regole. È la scelta più opportuna, basta vedere cosa è successo con la legge 12 del 2012. E su questo la Regione deve pronunciarsi».
Un passo importante che permetterebbe anche di adottare regole certe in maniera omogenea: «Vediamo cosa sta succedendo con due imprese portuali sulle cinque presenti. Vengono applicati altri contratti, non quello nazionale. Così si creano condizioni diverse e si altera il mercato. Su questo ci stiamo mobilitando». Ultimi nodi, quello della darsena dove sono stati spostati i ro-ro delle autostrade del mare: «Non so se va bene mantenere quella darsena, forse sarebbe meglio una banchina diritta». Infine il rigassificatore di SmartGas: «Non capisco cosa si vuol fare».
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