Ricorso al Tar sui lavori notturni, Fincantieri ritira la sospensiva: lavori fatti
Il contenzioso rimane in piedi, la prossima udienza nel merito. Il Comune di Monfalcone: «Emersa una carenza d’interesse in capo alla società»

Alla fine è scattato il piano B, per superare l’impasse dei dinieghi uno e due: Fincantieri, che l’ha reso noto martedì pomeriggio, ha già completato a Panzano i lavori del cantiere edile temporaneo, necessario all’allestimento delle nuove gru a cavalletto, per il quale mesi fa aveva depositato in municipio istanza di deroga agli impatti acustici in fascia notturna, circoscrivendo le lavorazioni utili tra il 15 ottobre 2025 e lo scorso 31 gennaio.
Di conseguenza – venendo meno l’urgenza – ha rinunciato alla misura cautelare, nella sfera del nuovo contenzioso che s’è instaurato tra la società, precisamente la sua partecipata in via indiretta al 100%, vale a dire Fincantieri infrastructure opere marittime, e l’amministrazione Fasan.
Questa la novità emersa all’udienza sulla sospensiva, in prima battuta richiesta per “congelare” gli effetti dell’atto impugnato dall’azienda alla luce di ipotizzati, eventuali gravi pregiudizi, in calendario martedì a Trieste. Lo si apprende da fonti vicine all’azienda e al dossier. L’urgenza, insomma, è venuta meno «perché i lavori sono finiti e il danno conclamato», come ha battuto anche un’agenzia Ansa.
Il giudizio resta però in piedi, fanno sapere sempre tali fonti: seguirà l’udienza nel merito del ricorso, promosso dalla partecipata in via indiretta al 100% Fincantieri infrastructure opere marittime, assistita dagli avvocati Federico Peres e Alessandro Kiniger.
Dal Comune, che si è costituito in giudizio per resistere all’impugnazione con la legale di fiducia Teresa Billiani, un comunicato: «Il Tar non ha accolto la richiesta dell’azienda rivolta a ottenere una abbreviazione dei termini, ovvero un’udienza urgente al 9 febbraio, come nel ricorso, difatti si è tenuta solo oggi (ieri per chi legge, ndr). Non solo. La notizia più importante sta nella rinuncia all’istanza di sospensiva di Fincantieri, che aveva prospettato infondate urgenze e pericoli».
Per l’ente «a seguito delle difese svolte dal Comune e depositate in giudizio dall’avvocata Billiani, dove è emersa una carenza di interesse in capo alla ricorrente», la società è stata costretta a far marcia indietro». Ciò – sempre la – «a dimostrazione della strumentalità, infondatezza e pretestuosità».
Il Comune rivendica d’esser «il soggetto competente a rilasciare le deroghe al rumore, ma non ne discende l’obbligo ad adottarle anche qualora non ne sussistano i presupposti». E a ribadire quanto la questione si sia fatta incandescente, l’amministrazione «si riserva di depositare un esposto per diffamazione a fronte della accuse infondate rivolte contro l’ente e apparse su stampa e mass media, nonché per la versione dei fatti pretestuosa costruita artatamente e unicamente volta a screditare ingiustamente».
«Il punto – aggiunge – è che Fincantieri non ha proposto alcuna causa contro il Comune per un presunto risarcimento danni. Pure illazioni. Fincantieri si è invece limitata a chiedere al Tar l’annullamento del diniego alla richiesta di deroga al rumore che gli uffici comunali hanno ritenuto di adottare, a fronte della istruttoria svolta».
Una circostanza, l’ultima, peraltro ampiamente spiegata e riportata su queste colonne, dove mai si è scritto che «Fincantieri ha proposto causa» specifica, civile o al Tar, su risarcimenti. Si è invece dato conto, come del resto a suo tempo manifestato da fonti vicine al dossier, che possibili ritardi sulle lavorazioni e, a caduta, sulle consegne di mega navi già contrattualizzate possono far scattare penali, con cifre consistenti in ballo.
Del resto, nello stesso ricorso depositato a gennaio, per sostenere le proprie ragioni e l’istanza sospensiva, vengono citati dalla controparte danni diretti e indiretti che l’impossibilità di lavorare negli orari notturni può comportare. Cioè eventuali ritardi sulla commessa navale, che prevedono una penale, al minimo, per ogni settimana di dilazione di 717.000 euro. Ed era già stato chiarito nelle osservazioni al preavviso di diniego che un rigetto dell’istanza di deroga agli impatti acustici avrebbe comportato un ritardo sui lavori non inferiore a cinque settimane, per la Spa. Di qui la penale, se applicata, di 3,5 milioni. Non irrisoria.
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