Finita l’emergenza freddo viene chiuso il dormitorio

Fine o, forse, un nuovo inizio. Ieri si è chiuso il servizio di accoglienza notturna nella sede Caritas in piazza San Francesco e come conseguenza, in mattinata, un gruppo di 17 pakistani si è radunato davanti alla prefettura. Personale delle Volanti è intervenuto e, dopo gli accertamenti all’Ufficio immigrazione, è stato notificato un provvedimento di trasferimento “Dublino” in Francia. Per ora la questura fa sapere che la situazione è sotto controllo e monitorata attentamente.
Il dormitorio di piazza San Francesco era stato aperto nei mesi scorsi a seguito della richiesta rivolta dalle istituzioni locali alla Diocesi per rispondere alla cosiddetta “emergenza freddo” seguita alla chiusura di galleria Bombi a fine novembre.
Inizialmente, la sede Caritas aveva fatto da supporto alla tensostruttura allestita al Contavalle divenendo (dalla fine di febbraio) punto di riferimento unico per i richiedenti asilo non rientranti nel circuito di accoglienza statale, ma che avevano, comunque, ancora aperto l’iter di verifica del loro status di rifugiato. Dal primo marzo ad oggi, la sede Caritas ha ospitato oltre 3.600 presenze. Accanto a pakistani, afghani e siriani c’erano cittadini del Bangladesh, dell’India e del Marocco, oltre ad italiani. In media hanno pernottato una quarantina di persone al giorno.
«Anche dopo la conclusione dell’“emergenza freddo” - si legge in una nota della Caritas - si era deciso di proseguire nell’accoglienza in attesa del completamento di un intervento di manutenzione al dormitorio “Faidutti”: ora, concluso tale intervento, è possibile mettere a disposizione nella struttura di Riva Piazzutta un certo numero di posti per l’accoglienza notturna dei richiedenti asilo».
«Tale ospitalità - precisa la Curia - sarà “fuori convenzione” (con onere a carico della Chiesa diocesana) come avvenuto sino ad oggi per l’accoglienza nella sede Caritas ma anche al “Contavalle”».
Nel frattempo, ad integrazione del servizio fornito dalla mensa dei Cappuccini a pranzo, prosegue l’impegno dei volontari di alcune parrocchie di Gorizia per assicurare negli stessi locali di piazza San Francesco un pasto serale ai migranti fuori convenzione.
«Con il caldo non si può più tenere aperto il dormitorio - spiega don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana, ricordando che, anche se negli ultimi tempi c’è stata una diminuzione delle presenze, la struttura ha comunque un solo bagno. «Quella di piazza San Francesco - precisa - è solo una soluzione di estrema emergenza, serve a non fare morire di freddo le persone d’inverno. A Piazzutta abbiamo fatto dei lavori e ora si può riaprire un’ala che era stata momentaneamente chiusa».
Al dormitorio Faidutti, però, non ci sono sufficienti letti per tutti. E questo preoccupa don Ruggero Dipiazza. Nell’osservare che le condizioni meteorologiche per ora sono buone, il parroco di San Rocco non può non notare che i migranti finiranno col trovare nuove sistemazioni di fortuna. «Torneranno sull’Isonzo o sulle panchine nei parchi - dice don Ruggero lanciando un appello -. Anche se avevano perso il diritto all’accoglienza, usufruivano di un servizio. Alcuni, forse, se ne andranno, ma gli altri troveranno comunque una soluzione al limite del decoro o della legalità. La jungle sull’Isonzo non può essere una soluzione. Torneranno i problemi di dignità, igiene e decoro della città perché se dormono sulle panchine, cosa può succedere? Che daranno loro una multa?».
Intanto, dopo il rafforzamento dell’“Unità Dublino” la questura di Gorizia, prosegue l’attività di trasferimento dei migranti nei Paesi di primo accesso. Anche se non si tratta di trasferimenti di massa, i viaggi sono due o tre alla settimana e uno di questi riguarderà il migrante identificato ieri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








