Firmato il patto Trieste-Venezia

Sinergie tra i porti, nelle crociere, nella ricerca e tra le multiutility
Quasi un patto d’acciaio, non un semplice protocollo d’intesa, è stato sancito ieri tra Trieste e Venezia nella solenne cornice dell’aula del Consiglio comunale per mano dei sindaci Roberto Dipiazza e Massimo Cacciari. Un accordo storico che favorirà soprattutto Trieste con il dirottamento in porto di navi da crociera e portacontainer, la collaborazione tra i porti e tra le imprese che operano nel settore dell’economia del mare, ma che si estenderà agli aeroporti, all’autostrada, alle multiutility, ai centri di ricerca fino a prevedere possibili riunioni congiunte tra le due giunte comunali.


Un’intesa bypartisan che, partita da un’iniziativa di Dipiazza e dell’assessore Maurizio Bucci che ne ha messo le premesse assieme all’omologo veneto Enrico Mingardi, è stata poi illustrata nel pomeriggio dallo stesso Cacciari ai vertici del Friuli Venezia Giulia del Partito democratico che hanno affermato di condividerne appieno lo spirito e i contenuti. «Un elefante si è associato a un topolino», ha sottolineato in apertura il presidente del Consiglio comunale Sergio Pacor intendendo i grandi vantaggi che potranno derivare a Trieste dalla collaborazione con quella che è considerata la più bella città del mondo. «La collaborazione tra queste due città già legate da rapporti storici, economici e culturali è una strada obbligata prima che essere una scelta - ha commentato Cacciari - perché quest’area è destinata ad aumentare di peso nei traffici internazionali e ha bisogno di un’unica strategia della mobilità».


Così per l’autostrada Trieste-Venezia «che sta già diventando una lunga tangenziale intasata», come per gli aeroporti di Ronchi dei Legionari e di Tessera «che devono essere pensati come un aeroporto solo». «L’aeroporto di Venezia - ha specificato Cacciari - si saturerà non appena raggiungerà i 10 milioni di viaggiatori e ciò avverrà molto presto perché il tasso di crescita è del 7, 8 per cento all’anno. Non ha però spazio per espandersi e allora Ronchi deve essere la seconda pista di Tessera, ma i due scali devono essere collegati dall’Alta velocità ferroviaria». Discorso ancora più immediato per i porti. «Per quanto riguarda le crociere con un milione e mezzo di crocieristi all’anno - ha detto Cacciari - Venezia è già satura. Non si possono far passare navi di 350 metri davanti al Palazzo ducale, si mettono a rischio fondazioni e monumenti. E allora piuttosto che farle arrivare a Marghera, dove si perde il 60 per cento dell’attrattiva, è meglio dirottarle a Trieste e poi fare arrivare i crocieristi a Venezia con un treno, possibilmente veloce». Regione Veneto, Autorità portuale di Venezia e Venezia terminal passeggeri hanno però già avuto da obiettare a questi dirottamenti.


Ma Cacciari è stato ancora più esplicito: «È comprensibile che si voglia trattenere più traffico possibile, ma sulle maxinavi è meglio che decidiamo noi a favore di Trieste prima che un divieto ci venga imposto dall’alto. Proprio per avere il massimo di condivisione però - ha aggiunto - il protocollo prevede su questo specifico punto anche il coinvolgimento delle due società che gestiscono i terminal passeggeri». È in scadenza di mandato invece il presidente dell’Autorità portuale di Venezia ed entro un paio di mesi dovrà essere nominato il successore. «Apriamo una nuova collaborazione, forse la più importante - ha detto il sindaco Dipiazza - perché Trieste divenga sempre più importante.

 

Dopo la caduta dei confini noi triestini avvertiamo il sapore di una nuova libertà, solo adesso capiamo quanto prima fossimo schiacciati. Adesso dobbiamo batterci perché la Croazia entri prima possibile nell’Unione europea. Frattanto stiamo stringendo collaborazioni anche con Lubiana e con Zagabria che ci permetteranno di diventare più importanti ancora. All’Est ci sono Paesi con complessivi 170 milioni di abitanti e un’economia in crescita che graviteranno su quest’area. L’Adriatico che era una specie di lago diventa un mare di rilievo strategico. Dobbiamo però attrezzarci in fretta per creare macroaree, collaborazioni forti e economie di scala per non farci sfuggire il momento favorevole».

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