Fiume, corteo in centro per protestare contro la stella rossa sul Corso

FIUME

Stella rossa sul Grattacielo di Fiume, ma non appena quello che viene definito il simbolo dei partigiani di Tito e della Jugoslavia comunista è stato sistemato sul più popolare dei grattacieli fiumani, una ventata di nazionalismo croato ha sferzato la città di San Vito, con reduci della Guerra patria e tifosi ultrà dell'Armada lesti nel promuovere una marcia di protesta, scagliandosi contro la performance artistica del fiumano di origini serbe, Nemanja Cvijanovic, opera collocata nell' ambito di Fiume capitale europea della Cultura 2020.

Oltre a reduci e ultrà, a darsi appuntamento domenica sera in Delta sono stati anche i componenti dell'associazione che raggruppa i familiari dei militari croati caduti nel conflitto di 25 e più anni fa contro gli indipendentisti serbi. Il corteo è partito dal ponte dei Difensori croati, in Canal morto, con i partecipanti che hanno attraversato il Corso, per poi fermarsi ai piedi del Grattacielo fiumano. La protesta è stata tutto sommato priva di eccessi, ma non senza riferimenti offensivi contro Cijanovic e contro le autorità cittadine (Fiume è tradizionalmente gestita dal centrosinistra). Ricordiamo che la stella rossa è composta da 2.800 frammenti di vetro, i quali vanno a ricordare gli altrettanti partigiani di Tito rimasti uccisi verso la fine del secondo conflitto mondiale nella durissima battaglia per la liberazione di Fiume dalle forze d'occupazione naziste.

A spiegare i perché del dissenso verso la stella a cinque punte sistemate sul grattacielo da cui si domina il Corso e tutto il centro città è stato Nikica Maravic, presidente della sezione regionale dell'associazione dei militari croati della Guerra patria: «Ci siamo voluti riunire per esprimere la nostra indignazione verso la stella rossa, verso quello che è stato il peggiore dei mali contro la Croazia. Ricordiamo che soldati con la stella rossa hanno massacrato militari e civili croati a Vukovar, Škabrnja e in tante altre località della nostra patria». —



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