Flex, sessanta posti a rischio L’allarme dei sindacati: «Serve un tavolo urgente»

L’azienda avverte che in base ai carichi di lavoro c’è un 10% di esuberi, arginato ora dalla cassa-Covid. Le sigle confidano in Mise e Regione 
Lasorte Trieste 30/03/17 - Piazza Unità, Presidio Lavoratori Flex
Lasorte Trieste 30/03/17 - Piazza Unità, Presidio Lavoratori Flex

la crisi

La direzione della Flex nell’incontro di San Martino, nel corso del quale ha spiegato i perchè di altri due mesi di “cassa-Covid”, è stata piuttosto esplicita: i carichi di lavoro e l’organizzazione produttiva riescono a saturare il 90% dell’occupazione dello stabilimento. Insomma, il direttore Sergio Bosso ha detto che servono meno ore.

Poichè la fabbrica di apparecchi elettronici in strada di Montedoro ha 486 dipendenti diretti e un centinaio di addetti “somministrati” (i precari, fuor del politicamente corretto), significa che una sessantina di lavoratori è di fatto in esubero. È quantomeno probabile che, una volta esaurito l’ammortizzatore sociale e dovendo l’azienda effettuare scelte coerenti a queste premesse, saranno i precari in “staff leasing” a pagare il prezzo della decimazione.

Il comunicato, diffuso da Fiom-Uilm-Fim, gronda preoccupazione. Non da oggi Flex, al netto del particolare caso della Ferriera, è, insieme a Burgo e Dukcevich, il principale problema industriale dell’area triestina. La riunione dello scorso mercoledì ha acuito questa pessimistica percezione: in verità la “cassa-Covid” - ha fatto capire il management - nasconde un’eccedenza di organico.

Quando “cassa” e blocco dei licenziamenti alzeranno il sipario, il conto sociale a cura della multinazionale Flextronics rischierà di essere elevato: a cinque anni dall’acquisizione della fabbrica, il gruppo nordamericano, che ha sempre tenuto lo stabilimento triestino a bagnomaria, potrebbe accelerare i processi di delocalizzazione in Romania.

Alla Triplice metalmeccanica, nella difficoltà di ottenere dalla multinazionale risposte che vadano oltre una mesata, non resta altro che affidarsi alla strada istituzionale: ministero dello Sviluppo Economico (Mise), dove siede il pentastellato triestino Stefano Patuanelli, e Regione Fvg, dove gli interlocutori sono gli assessori Sergio Bini e Alessia Rosolen. Le sigle tripliciste si muovono attraverso le rispettive segreterie nazionali, chiedendo a Flex di intensificare la differenziazione delle attività e di puntare sullo sviluppo digitale in collaborazione con il governo.

Quasi un anno fa, poco prima di Natale, quando si tenne l’ultimo tavolo interforze nella Capitale, gli emissari di Flextronics dissero che erano in piedi trattative per avere tre nuovi clienti, così da non dover dipendere dal mono-committente Nokia. Le risposte sarebbero giunte nel primo trimestre 2020: è vero che lo tsunami Covid ha spirato sul fronte industriale internazionale, ma è altrettanto vero che dei tre negoziati pre-natalizi si è persa traccia.

In quell’occasione Bini dichiarò che la Regione avrebbe preparato due bandi da 16 milioni per finanziare processi innovativi.

Anche Usb, con il coordinatore del settore “lavoro privato” Sasha Colautti, chiede al Mise di convocare un tavolo, perchè teme che il continuo ricorso alla cassa integrazione sia la spia di una difficoltà strutturale, che può avere a inizio 2021 «pesanti riflessi occupazionali». —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo